— Spinse l'audacia fino a sfidare a duello il marchese. S. E. è decisa d'impedire che un simile eccesso abbia luogo. Credevo che fosse per ordinare senz'altro l'arresto di quell'avvocatuzzo, e glie ne dissi; ma S. E. per certi nuovi riguardi preferisce farlo cogliere in sull'atto al momento del duello. Ho pensato di affidare a voi questa operazione. Conviene adunque che scopriate l'ora ed il luogo in cui dovrà succedere lo scontro e che allorquando sieno coll'armi alla mano li sopraccogliate in flagranti. Il marchese lo lascierete andare, l'avvocato, colle armi che sequestrerete, lo condurrete qui. Avete capito?

L'agente fece un cenno affermativo.

— Ora, continuava il Commissario, vediamo un poco l'impiego della vostra serata, e sentiamo quelle informazioni che voi dite tanto preziose.

Barnaba cominciò modestamente a parlare.

— Sono stato, come il solito, nella bettola di Pelone...

Il Commissario lo interruppe con ruvida ironia:

— E vi credete avere scoperto qualche cosa di nuovo intorno al furto avvenuto la notte scorsa nella casa del signor Bancone?

— No: rispose ancora più modesto il poliziotto: non ho scoperto nulla; ma mi sono persuaso sempre pili che gli autori di esso appartengono alla famosa cocca, di cui i caporioni si radunano nella taverna di Pelone.

— Bella scoperta! interruppe di nuovo il signor Tofi, crollando villanamente le spalle. Ve ne dirò io di più: fra i ladri c'erano di sicuro i due galeotti scappati Graffigna e Stracciaferro.

— Sì signore: disse con qualche calore l'agente subalterno: ma codestoro non sono che il braccio che eseguisce. A immaginare, ordinare i piani e condurre le imprese di quella cocca c'è una mente superiore, ed è l'uomo che la rappresenta cui converrebbe scoprire ed afferrare.