In altro luogo era toccata la quistione politica della forma di Governo. Lo scrittore aveva le sue preferenze per la forma repubblicana (qui la matita rossa del signor Tofi aveva tirate due righe con tanta forza che la carta n'era rimasta stracciata); ed invero egli credeva che in teoria, secondo la logica più stretta ed evidente, era quella forma la più consentanea all'uopo e la più adatta alla ragione. Ma concedeva egli pure che non sempre ai dettami della scienza in teoria, può corrispondere l'attuazione, cosa sempre relativa nella pratica, e che molte volte la povera logica traducendosi nei fatti, doveva sopportare le più strane e prepotenti storture. D'altronde, soggiungeva, quella appunto non è che forma: ciò a cui si deve tenere essenzialmente è la sostanza: questa consiste nella libertà e nella sicurezza insieme combinate. Quell'organismo politico il quale fornisse all'individuo la maggiore agiatezza di svolgere la propria personalità, di perfezionare le sue doti, di godere di tutte le sue facoltà, di raggiungere il suo scopo: quello sarebbe da accettarsi per migliore, avesse a capo un re o qualunque siasi magistrato con altro nome.

E qui scendeva a far la critica — una critica non ingiusta ma severa, qualche volta aspra e mordace — del reggimento assoluto, militare, clerocratico che in que' tempi gravava sul Piemonte; e provava che con tale sistema nè la civiltà poteva progredire, nè il popolo essere soddisfatto, nè la plebe redimersi.

Il marchese, interessato forse ancora più di quello che avrebbe creduto da siffatta lettura, erane a questo punto, quando una mano discreta grattò leggermente alla porta per annunziare che v'era qualcuno che desiderava entrare.

— Avanti: disse il marchese levando il capo e volgendo la faccia verso l'uscio.

Entrò il suo cameriere di confidenza.

— Che cos'è? domandò il padrone con accento che significava aver piacere di essere sbrigato presto e lasciato alle sue occupazioni. Forse qualcuno che vuol parlarmi?

— Eccellenza sì: rispose il servo inchinandosi.

— Oggi non ricevo nessuno. Se si ha bisogno di parlarmi si ripassi domani.

Il cameriere esitò alquanto; parve avere qualche osservazione da fare; ma non osò e inchinatosi di nuovo profondamente, si volse per uscire. Ma il marchese aveva visto quell'atto del servo.

— Voi volete dirmi qualche cosa? interrogò mentre il domestico già era fra i battenti dell'uscio.