— Ah! gli è qui Lei! disse Arom punto non curandosi di dissimulare il suo malcontento. Che cosa viene Ella a cercare in mia casa, mentre io non ci sono?
Gian-Luigi si atteggiò a tutta l'imponenza della sua mossa la più superba, guardando dall'alto in basso quell'omiciattolo che si avanzava verso di lui.
— Olà, mastro Jacob, diss'egli con tono compagno all'aspetto, con chi ti pensi tu di parlare?
Il vecchio usuraio tornò di botto in tutta la sua umiltà di contegno e di parole.
— Scusi, diss'egli, non voglio mica offenderla... Ma in casa mia, sa bene, sono avvezzo a non lasciar entrar gente quando io non ci sono... Tutti hanno le loro idee; ed io ho codesta. E d'altronde ho premura di sapere in che cosa posso servirla e che mi ha valso l'onore d'una sua visita.
Debora tremava, cercando di mettersi nella parte più scura della stanza, quasi per nascondersi agli occhi del padrone, del quale era pur certa che l'ira sarebbe caduta su di lei; avrebb'ella voluto difendersi, ma non sapeva troppo che cosa dire; onde benedisse in cuor suo il giovane che, sempre colla medesima alterigia, si degnò di dare al vecchio la seguente spiegazione:
— Sono venuto per parlarti, e di cosa che mi preme; e tu sai che sia. Volli dunque entrare ad ogni costo per attender qui il tuo ritorno.
— Va bene, s'affrettò a dire Jacob più umile e sommesso che mai. Io sono il suo servitore, non ha che da comandarmi.
— Ti ho portata quella carta e sottoscritta col nome che tu hai voluto; spicciamoci dunque a terminar quell'affare.
Il rigattiere s'inchinò fino a terra.