— Allora vado... e pazienza!
Trasse un profondo sospiro e si decise realmente a partire. Corse traverso le strade già scure affatto per la notte fino alla più vicina farmacia, e colà pregò un medico, che per caso appunto ci si trovava, a voler venire con lui per una donna assalita subitamente da un terribile deliquio. Il medico non si fece pregare e seguitò di buon animo l'ebreo sino colà dove giaceva ancora nel medesimo stato la bella giovane; guardò, esaminò, interrogò, tastò i polsi, studiò, ordinò un semplice calmante e poi sbattendo con forza dell'acqua nel volto alla svenuta la fece risensare.
Ester, quando si vide dappresso un estraneo e seppe che gli era un medico, arrossì, si confuse e si alzò precipitosamente come se volesse fuggire: ma le forze non bastandole ricadde sulla sua seggiola.
— Non è nulla, disse il medico, che parve dare importanza veruna a quel caso; voi siete maritata quella giovane?
La figliuola di Jacob arrossì più che mai: fu il padre che rispose:
— No, signor dottore.
— Ah ah! fece il medico in un certo tono strano che diede da pensare al sospettoso vecchio. Poco monta. Fate del moto, ma discretamente, non vi affaticate in nulla, e state di buon animo; ecco tutto.
S'alzò, salutò e si mosse per partire. Jacob lo accompagnò giù della scala facendogli lume, e fino all'uscita ad aprirgliene la porta.
— Non è dunque un affare grave? domandò il padre di Ester al dottore mentr'egli stava per partire.
— Niente affatto: rispose il medico con un sorrisetto malizioso.