— Ma che cos'è? insistette il vecchio rigattiere.

Se si fosse trattato di persona in altra condizione sociale più elevata, il medico ci avrebbe messo un po' più di riguardi, ed avrebbe fors'anco taciuto la verità; ma non si trattava che d'un miserabile ferravecchi e d'un ebreo; egli rispose ridendo:

— Che cos'è? Gli è che tutto dà a credere che quella giovane sia incinta da tre mesi.

Arom non mandò una voce, non fece un atto, impallidì e rimase immobile lì a quel posto, tenendo con una mano il lume, coll'altra il battente dell'uscio che aveva aperto, mentre il vento notturno gli cacciava sul volto la neve che fioccava: il medico, allontanatosi di buon passo, era già fuori del cortile che il vecchio padre di Ester stava ancora piantato sulla soglia del suo quartiere.

Un più forte buffo di vento che gli spense il lume tra mano e gli sbattè in volto più abbondanti i fiocchi della neve, lo fe' riscuotersi. Entrò e chiuse dietro di sè a tentoni, con tutte le sbarre che l'afforzavano, l'uscio pesante; s'avanzò nella stanza scura come una caverna sotterra finchè la sua mano tesa innanzi a sè non ebbe incontrato la tavola che ci stava in mezzo; depose su questa la lucerna spenta e poichè il suo stinco aveva urtato nella traversa d'una seggiola posta lì presso, egli vi si lasciò andar su e stette lì con una gran lassitudine d'anima e di corpo. Che cosa pensasse, o credesse o volesse non sapeva neppur egli, tanta era la confusione della sua mente. Quel colpo era stato così inaspettato e così violento che lo aveva tutto sbalordito. Non si faceva un'idea precisa della situazione, perchè in quel momento era incapace di connettere due idee; ma sentiva che un'irrimediabile sciagura gli era capitata addosso a rovinare tutti i suoi progetti d'avvenire, frustrare tutti i suoi desiderii, distrurre una gran parte della sua vita.

Tendeva l'orecchio ai lievi rumori che venivano dalla stanza superiore dov'eran le donne: un soffocato susurro di voci che parlavano, quantunque agitate, sommesso, il trascinarsi qua e colà delle pianelle di Debora che andava e veniva. Si domandava se era possibile che nella sua casa, senza che egli punto se ne avvedesse, sotto gli acuti e veglianti occhi suoi fosse avvenuto tal fatto che tutte cambiava le condizioni, tutto il suo destino e della famiglia.

— Non è vero, non è vero: diceva a se stesso scuotendo il capo, e si ripeteva queste parole molte e molte volte come per convincersene meglio egli medesimo.

Ma invece, a dispetto di ciò, a seconda che il primo turbamento veniva calmandosi, s'accresceva in lui la convinzione contraria. Ricordava lo strano umore, le melanconie, la pallidezza, le bizzarrie di idee e di gusti della figliuola da alcun tempo; e di subito, a fare il più luminoso commento a codesto, il turbato contegno di Ester al giunger del padre poc'anzi, la presenza del medichino, gli sguardi scambiati fra i giovani e da lui sorpresi, lo svenimento di lei all'apprendere che Quercia aveva un'amante.

— È lui lo scellerato: diceva Jacob a bassa voce, coi denti stretti. Su di lui piombi la maledizione dell'Eterno!... Ma come potè egli compire l'infame attentato?

In quella s'udì il trascinio delle pianelle di Debora accostarsi alla scala che scendeva colà dov'era coll'anima travagliata il padre di Ester, e la voce della vecchia cacciò giù queste parole: