Varcò la soglia e chiuse dietro di sè la porta a chiave. Ester immobile pareva non prestar più attenzione a nulla che le avvenisse dintorno. Udì incommossa le ultime parole di suo padre, udì chiuder l'uscio di quella stanza da cui non sapeva se ancora sarebbe andata fuori vivendo; rimase all'oscuro, sola, e continuò a star dritta a quel luogo in cui si trovava — gli occhi fissi innanzi a sè, ai quali apparivano chi sa che crudeli visioni!

Il fiero vecchio intanto trasse Debora più morta che viva fin nel sotterraneo ripostiglio dove sappiamo ch'egli teneva nascosta la maggior parte dei suoi tesori. Cacciò là dentro la povera fante tramortita e ve la chiuse senza pure una coperta a difendere le sue vecchie membra dal freddo umidiccio di quel luogo.

— Le non mi scappan più: diss'egli risalendo alla stanza del pian terreno, e così non possono avvisar di nulla il medichino... Ah ah! gli è con costui ora che bisogna avviare una difficil partita. Bisogna perderlo senza perder me. Egli è furbo, egli è potente, egli è audacissimo...

Sedette in quello stanzone in cui ora si trovava solo, e messo il capo fra le due mani stette lungo tempo a meditare, senza che una sola parola più gli uscisse dal labbro. Si riscosse finalmente, s'alzò, prese il suo frusto cappello, il suo frustissimo pastrano, e si dispose ad uscire.

— Andiamo all'importante convegno della cocca: disse fra sè. Conviene che nessuno sospetti di niente, e intanto da quello che si farà e si dirà stassera, avrò forse qualche elemento per saper di meglio come regolarmi.

Ed uscito di casa, dopo aver chiuso con ogni maggior cura la sua porta venne fuor del ghetto e si diresse verso quella parte della città in cui era la bottega del suo collega rigattiere, il Baciccia.

CAPITOLO X.

Abbiamo visto come Don Venanzio e Giovanni Selva, mentre fra Maurilio e Gian-Luigi aveva luogo il colloquio che abbiamo riferito al capitolo VIII, si fossero recati da quella vecchia che era soprannominata la Gattona, e li vedemmo pure tornarsene presso il giovane loro amico, animati da una certa emozione, dicendogli che avevano qualche cosa di importante da dire.

Per meglio comprendere ciò che era avvenuto ai due amici di Maurilio, bisogna che ci rifacciamo alquanto indietro nella mattinata di quel giorno medesimo, quando nell'occasione dell'arresto del nostro protagonista, Gognino, il nipote della Gattona, aveva visto quel cotal bottone d'argento e meravigliatosi di trovarlo uguale ad uno cui possedeva eziandio la nonna. Già narrai come il ragazzo avesse contato codesto alla nonna che avea mostrato dare a tanto semplice fatto una certa importanza, ed erasi senza indugio recata al convento del Carmine a consultare il gesuita Padre Bonaventura[6]; già vedemmo eziandio come quest'ultimo fosse andato, subito dopo il colloquio colla Gattona, in casa messer Nariccia, e dalle poche parole che abbiamo udito nell'atto in cui l'usuraio riconduceva il frate fino sul pianerottolo dove trovava Gian-Luigi che veniva da lui per impegnare i diamanti della contessa Candida, da quelle parole abbiamo potuto indovinare che Padre Bonaventura aveva ripetuto a Nariccia i discorsi che s'eran fatti fra lui e la nonna di Gognino, che il frate e la Gattona avevano alcun sospetto sull'origine di quel giovane che possedeva il piccolo oggetto veduto dal ragazzo, che l'usuraio non ispartiva que' sospetti, ma intanto approvava il consiglio che Padre Bonaventura aveva dato alla vecchia mendicante, di tacere per ora e cercare di appurar meglio la verità[7].

Le parole anzi di Nariccia furono tali che ci appresero aver egli non che alcun interesse in quell'affare misterioso, ma qualche rischio eziandio da correre; e ci è facile l'argomentare che se la Gattona con tanta sollecitudine era corsa ad apprendere al frate la scoperta di Gognino e consultarsene in proposito, e se il frate con pari sollecitudine erasi recato da Nariccia ad istruirlo di tutto, il vero dev'esser che quei tre personaggi hanno avuta una parte qualsiasi, ma certo importante, nel fatto che tolse alla sua famiglia, al suo grado, forse alle sue ricchezze un bambino e che ora dubitano, sia speranza o timore il loro non sappiamo, che questo bambino possa tornar loro innanzi nella persona di Maurilio.