— Sentiamoli, sentiamoli: dissero in coro gli altri.

— Eccoli qua, mia cara brava gente di galeotti. L'uno sarebbe pel marchese di Baldissero, nella cui casa è affare di poca difficoltà l'introdursi una notte in parecchi bravi amici, e di cui la Gattona saprà spiegarci per bene com'è diviso l'appartamento perchè vi ci possiamo cavare i piedi.

Al nome della Gattona Stracciaferro volse uno sguardo quasi intelligente al suo compagno di delitti e d'infamia.

— La Gattona! diss'egli: lasciala stare quella sciagurata di mia sorella. Ella è più trista di tutti noi.

— Giusto appunto! La ci può servir benissimo. L'altro colpo sarebbe verso quel birbone matricolato, senza fede nè legge, mio buon amico, l'avaro usuraio, strozzino scellerato di Nariccia. Qui la cosa è ancor più semplice. Il miserabile alloggio in cui quel vecchio esoso sta colla sua vecchia sudicia di fante, io lo conosco come il fondo della mia tasca: sor medichino lo conosce al pari di me: e per introdurci colà ci abbiamo le chiavi fatte a meraviglia dall'uomo procuratoci da Marcaccio e che apriranno benissimo, chete come olio.

Gian-Luigi interruppe vivamente:

— Ah! quelle chiavi ci sono?

— Sor sì: eccole qua.

— Bene! Mi fa piacere lo averle.

— E dunque: soggiunse col suo solito accento insinuante la voce squarrata di Graffigna: il colpo si fa?