— No... per adesso: rispose fermamente il medichino: nè questo nè un altro. Per questa settimana tutti ci conviene raccogliere i nostri spiriti e i mezzi nostri a preparare la grandissima lotta — forse finale — e non bisogna disperdere le nostre forze, nè chiamare di soverchio l'attenzione della Polizia sui fatti nostri. Se nella lotta di domenica riusciremo, non occorrerà più ricorrere a questi parziali delitti: se non vinceremo, allora, di poi, si potrà riprendere la nostra opera tenebrosa..... Or basti. Andate da Pelone e comunicate ai capisquadra le cose convenute.

Due minuti dopo Gian-Luigi era solo in quel misterioso ridotto. Egli aprì l'uscio del gabinetto a lui riserbato esclusivamente, accese il lume che era colà e lasciandosi cader seduto nella poltroncina che stava innanzi alla scrivania, appoggiò i gomiti al piano di questa, resse nelle mani la fronte e parve immerso di subito in profondi pensieri.

CAPITOLO XIII.

Andrea aveva finito l'empio lavoro di fabbricar le chiavi false, animato sempre dall'eccitamento dell'ira, dal desiderio della vendetta e dai vapori dell'ebrietà, sotto gli occhi di Graffigna, il quale lo era venuto via via lodando e incoraggiando nell'opera, anche mercè frequenti libazioni di quelle bottiglie ch'e' s'era fatto dar da Pelone; ma quando il compito fu terminato, i vapori del vino dal cervello e i bollori della collera dall'animo erano dati un po' giù, e la coscienza ebbe campo a ridestarsi alquanto e fargli sentire il rimbrotto della sua voce.

Graffigna nella premura di afferrare e posseder quelle chiavi, le prese con mano sollecita da quella di Andrea che le teneva quasi esitante, e le due destre in quell'atto si toccarono. Per tutte le membra dell'operaio pochi momenti prima scioperato, ma tuttavia onesto, ed ora colpevole, corse una scossa, una specie di brivido, di ripulsione al contatto di quella mano del galeotto evaso dalle galere. Gli parve che codesto tocco fosse come una spinta che lo cacciasse giù nella strada del male; ed egli trasse indietro vivamente non solo la sua destra, ma la persona, come chi si vede giunto improvviso all'orlo d'un abisso e si ricaccia indietro con ispavento per non precipitarvi. La voce della coscienza che s'era levata formolò il suo rimprovero colla semplice domanda seguente:

— Che direbbe Paolina, se sapesse codesto?

Guardò le chiavi che aveva nella sua mano callosa ed annerita dal lavoro, e l'idea gli nacque di gettarle su quel fuoco che ardeva tuttavia, al quale egli le aveva costrutte, per farle ridiventare un pezzo innocente di ferro.

— No, no, diss'egli a Graffigna che gli si era avvicinato di quanto egli erasi tratto in là e che tendeva di nuovo la destra per prenderle; no, codesta in fin fine è una scelleraggine ch'io non devo fare.

Graffigna lo interruppe colla sua voce in falsetto:

— Che è ciò? Che storie son queste? Non mi fate il ragazzo adesso, stupidaccio che siete, mio caro galantuomo da forca. Oh che vi vengono gli scrupoli sul migliore? Quel fior di birbante di Nariccia, mio buon amico, che sì che li ha avuti gli scrupoli per cacciar voi sulla strada e vostra moglie a crepar sulla neve!...