— E ti vendicherai di quello scellerato che ti ha tolto l'amore di Maddalena, che mentre tu sospiri invano, da povero ciuco qual sei, se la gode tranquillamente con essa, sghignazzando insieme della tua grullaggine.
L'agitazione di Meo s'accrebbe forte: i suoi parevano gli occhi di quelle certe figure sopra gli orologi a contrappesi, che coll'andare e venire di qua e di là delle pupille segnano il movimento del pendolo.
Barnaba pensò che ad ottenere più compiuto il fine ch'egli si era proposto, non sarebbe stato inopportuno di aggiungere a quelli già messi in giuoco anche l'effetto della paura; soggiunse adunque facendo cupa la voce, e dando al suo accento tutta la minacciosa imponenza ond'era capace:
— Codesto otterrai tu parlando; ma se non parli, sai tu quale oramai sarà la tua sorte?..... Tu sei irremissibilmente perduto. Questa sera medesima io ti faccio arrestare, e non vedrai mai più la luce del sole.
Meo si mise a tremare.
— Senta, signor Barnaba, diss'egli, io sono un povero diavolo che tutti maltrattano, a cominciare da Maddalena. Il padrone mi tien peggio d'un cane e so io quanta conoscenza hanno i miei calzoni qui di dietro con quella scarpaccia grossa del suo lungo piede destro... Le voglio contar questa: un giorno entro nel gabinetto che il medichino vi era solo con Maddalena. Quel prepotente, perchè gli è un prepotente sa! mi si volta a guardarmi con certi occhi che parevano quelli d'un basilisco. «Che cosa vieni a far tu qui? scimunito» mi dice con una faccia da Caifasso; io che avevo una rabbia maledetta perchè vedevo Maddalena seduta sulle ginocchia di lui, con un braccio passatogli intorno al collo, gli ho risposto non so più che parole, che egli trovò insolenti. «Ah ah gli è così che rispondi a me!» disse il medichino con quel suo tono che farebbe paura ad un tamburo maggiore, «ti vo' insegnar io la creanza.» Si tolse Maddalena dalle ginocchia e si alzò venendo tranquillamente verso di me. Se non ci fosse stata lì Maddalena, sarei scappato, ma in sua presenza ebbi vergogna e volli fare il bravo. « — Non mi tocchi, gridai, o ch'io le perdo il rispetto.» E' non parve aver udito nemmanco; mi appoggiò le sue mani sulle spalle e premette di guisa che, volere o volare, dovetti chinarmi giù e non arrestarmi finchè non fui in ginocchio a lui dinanzi; allora mi prese le due orecchie e me le tirò da farmi far sangue dicendo: «Ecco di che modo si puniscono i ragazzacci riottosi. Tu, Meo, adesso mi domanderai perdono e mi prometterai di star sempre buonino e rispettoso per l'avvenire.» Dovetti domandare e promettere ciò che volle; e intanto Maddalena si sganasciava dalle risa per le mie smorfie; diceva essa che erano ridevolissime, per la mia figura, per la mia umiliazione. Quando n'ebbe abbastanza di questo mio tormento, il medichino mi fece drizzare e mi congedò con un saluto a uso Pelone che mi fece saltar fuori della porta. Udii dietro di me le risa di Maddalena raddoppiare...
— E tu, stupidaccio, interruppe Barnaba con forza, esiteresti a vendicarti di quell'uomo?.... Ma che cosa hai dunque tu nelle vene invece di sangue?
— Ah! ci ho pensato ben bene e delle belle volte a vendicarmi: disse Meo con un sospiro e con una specie di fremito. Ma come poterlo? Non me ne veniva in mente nessun mezzo. Siccome queste venute del medichino si volevano tener segrete, ed a me s'era proibito di nominarlo perfino, quell'uomo, capivo bene che, se avessi parlato, avrei fatto a tutti loro una bella rabbia; ma mi hanno minacciato tante volte che alla prima parola che mi fuggisse di bocca io sarei un uomo morto, che non ho mai osato.... Ella dunque vede la mia condizione.... Se parlo, zaffete, quattro dita di lama nella coratella.
— Dallo in mio potere quell'uomo, ed egli non ti potrà nuocere mai più.
— Egli, va bene.... ma ce ne ha tanti d'amici e servitori... cominciando da Pelone.