Il medichino non fece aspettare la risposta.

— Prima di tutto darai il fatto suo a quel Barnaba: gli è ciò che più preme. Per maggior sicurezza dell'esito potrai prender teco qualche fido compagno....

— Ci ho già pensato.

— Poi cercherai quelli fra i nostri uomini che lavorano da muratore, farai distruggere nel tavolato dell'impiallacciatura ogni traccia di cardini di porta, di serrami e di molla, e dietro l'usciòlo tolto via e rimpiazzato da una tavola di legno come il resto dell'assito, farai levare il muro così spesso che riempia tutto il vano aperto nelle fondamenta della casa fin sotto dove finisce la scaletta. Chiusa l'osteria di Pelone, si potrà lavorare con tutto comodo senza paura di disturbi fino a domattina. Hai capito?.... Va.

Graffigna s'inchinò e si mosse per partire, ma al momento di varcar la soglia s'arrestò.

— E se il traditore fosse Pelone? disse.

— Non lo credo: rispose il medichino; ma però procureremo di scoprire qualche cosa a questo riguardo; e se mai fosse, lascia a me il pensare come punirlo.

L'omiciattolo guizzò via dal gabinetto. Si fermò in Cafarnao per camuffarsi. Si pose una parrucca di capelli tutto bianchi, si appiccicò alle guancie floscie e sbarbate una barba bianca del pari, compose il suo contegno ed il suo passo come quello d'un vecchio cadente e parve per l'affatto uno di quei mendici che tendono vergognosamente di soppiatto la mano a chi passa, borbottando confuse parole di supplicazione, con voce piagnucolante. Uscì per la bottega di Baciccia e dieci minuti dopo aveva la temerità di entrare per l'uscio della strada nella bettola di mastro Pelone. Andò a sedersi presso la tavola a cui stavano Marcaccio ed Andrea, e con una voce che era tutto diversa dalla sua ordinaria comandò a Meo, che non lo riconobbe menomamente, una mezzina di vino da sedici.

Marcaccio ed Andrea avevano già innanzi a loro un bel numero di bottiglie vuote, il primo, più robusto, resisteva di molto all'ebbrezza; il secondo, indebolito dai patimenti fisici ed anco dalla passione dell'animo, cui voleva obliare e si può dire veramente annegare nel vino, era già di nuovo ubbriaco del pari e più che la sera innanzi.

Graffigna sedutosi, come dissi, presso di loro, aspettò che Marcaccio il quale neppure non lo aveva riconosciuto, avesse gli occhi rivolti verso di lui e poi gli fece un segno convenzionale che nel linguaggio di gesti noto agli affigliati della cocca soltanto, voleva dire: «Sono uno dei vostri ed ho qualche cosa da dirvi.» Marcaccio pose allora tutta la sua attenzione ad osservare quel vecchio pezzente, e riconobbe alla fine in lui il benemerito Graffigna, rispose col medesimo linguaggio di gesti, com'era suo dovere, di aver capito e d'esser pronto ad ogni cenno. Il falso vecchio parve non pensare ad altro che a bere tranquillamente la mezzina che Meo gli aveva portata. Ma quando l'orologio a contrappesi che si drizzava a lato del banco di Pelone segnò le undici e tre quarti, Graffigna fece un altro segno a Marcaccio che non lo perdeva di vista, pagò lo scotto ed uscì dall'osteria senza parlare e senza guardar manco in viso nessuno. Il compagno d'Andrea si chinò verso quest'ultimo e gli disse: