Graffigna s'inchinò in atto di umilissima sommissione.
— Si farà tutto quel che sarà possibile... e se si fallisce, che un corno del diavolo m'infilzi, non sarà per mancanza di buona volontà, nè di precauzioni; ma sarà perchè il fistolo ci avrà messo la coda... Pur tuttavia Lei ha ragione ed io son contento di pagar la spesa della disavventura.
Gian-Luigi si pose a passeggiare su e giù, le braccia incrociate al petto, la testa china.
— Sarà egli il solo codestui a sapere questo troppo importante segreto? diceva egli, come pensando, ad alta voce.
— È quello che mi sono domandato anche a me: insinuò umilissimamente, colla sua voce più esile, Graffigna, il quale, accortosi di commettere l'irriverenza di tenere il berretto in capo innanzi al suo superiore, se l'era levato con mossa dispettosa di se stesso; e intanto, per lasciar più libero campo ai passi del medichino, s'era ritirato in un angolo della stanza.
— Conviene ad ogni modo prendere qualche provvedimento: continuava il medichino.
— Signor sì, soggiungeva quell'altro. E sono venuto apposta in tutta fretta a dirgliene a Lei, perchè appunto Ella trovasse che cosa farci.
Gian-Luigi s'arrestò ad un tratto in mezzo la stanza; la calma era tornata alle sue belle sembianze; la sua risoluzione era presa.
— Conviene, diss'egli a Graffigna, che quel passaggio sia distrutto, e tosto, e che di questa notte medesima ogni traccia ne sia scomparsa; così che, se quel cotale non porterà seco nella fossa il segreto, gli altri a cui l'abbia comunicato non possano trovare nulla più di vero di quanto egli abbia detto.
Graffigna non parlava, ma i suoi occhietti vivissimi e tutto il suo contegno facevano una domanda: «Come fare per ottener codesto?»