— Perchè? domandò la fanciulla.

La legge inesorabile della danza li obbligò ad interrompere il colloquio per un avant-deux che fu seguito da una demi-chaine, da una demi-queue de chat e che so io. Quando ritornarono al loro posto ed ebbero innanzi a sè alcune battute di riposo, Ettore, a cui pareva tornasse eziandio il non lasciar cascare senza risposta il perchè di sua cugina, riprese:

— Perchè la Staffarda non merita la tua compassione? Perchè ha tutti i torti, e se paga il fio di tormenti parecchi, la non ne deve accagionare che un suo indegno ed ignobile attaccamento. Suo marito la rovina, gli è vero: ma il suo amante, oltre che rovinarla ancor egli, se son vere le voci che corrono, la disonora.

Virginia fissò in volto a suo cugino un superbo sguardo di virtù, di franchezza, di elevata espressione di sentimento.

— Certo, avere un amante è una colpa che dovrebbe sempre far disonore ad una donna maritata; ma nel mondo chi ha il diritto di lanciare la prima pietra a questa colpevole?

Ettore scosse la testa e fece un sorriso che significava:

— Eh via! non gli è codesto.

Ma non potè rispondere altrimenti perchè un bouquet-de-dames venne a portargli via la sua compagna. Quando, terminata la figura, Virginia fu restituita al suo fianco per un altro intervallo di riposo, il marchesino ripigliò a dire:

— Oh il mondo, mia cara, non è così severamente puritano come tu mostri di credere. Conoscono tutti troppo bene la parabola per pensare a lanciare sopra una donna che si diverte il menomo sassolino. Ma vi è façon e façon. Si capisce una passione, si perdona un capriccio, ma fra uguali; non si può trattenere la riprovazione innanzi ad un degradarsi.

La fanciulla rimbeccò allora con vivacità: