E come erano giunti ad una delle sale da ballo, Virginia tolse il suo dal braccio del cugino ed andò a raggiungere la sua amica la baronessa, lasciando lui in asso, stupito, quasi sbalordito, più irritato che mai.

Francesco intanto, rimasto solo, era in preda ancor egli ad un vivissimo sdegno che quasi poteva dirsi furore. Aveva desiderato, l'ostacolo fra sè e Virginia, rappresentato dall'oltraggiosa impertinenza del marchesino, schiacciare e distrurre; ed ecco che l'occasione veniva a porgersene alla sua collera accresciuta.

— Oh! l'ucciderò quel prepotente villano: diceva egli fra sè con una tempesta d'ira feroce nella mite anima sua. E siccome il suo istinto d'amante lo aveva avvertito che nell'odio di Ettore per lui e di lui per Ettore c'era eziandio la rivalità in amore, egli soggiunse con amaro sorriso: almeno quel superbo di certo non sarà a farla sua!

Ricordò a questo punto le preziose parole con cui essa erasi impegnata a non essere di nessuno mai, e tornò di botto nel suo animo il dolce influsso della tenerezza. Ah! non ella mancato avrebbe mai alla solenne, non chiesta, da lei liberamente accordata promessa. Francesco poteva portar seco quella certezza per tutta la vita, anco nella tomba. Qui ad un tratto gli sorse innanzi al pensiero, con un mesto ma affascinante sorriso, l'immagine della morte. S'egli fosse stato a soccombere, s'egli disceso nel regno delle ombre, come ne avrebbe caramente custodita la memoria nel suo cuore la generosa fanciulla! Più vivamente ancora, senza più riserve, più compiutamente l'avrebbe amato quell'anima nobilissima. Il ricordo di lui morto avrebbe riconfermata ad ogni tratto in lei la data promessa, sarebbe stato ostacolo insuperabile affatto ad ogni altro che tentasse penetrarle nel cuore; e se invece foss'egli l'uccisore e non l'ucciso, che cosa poteva sperare di bene? La morte del cugino al contrario di abbattere la barriera fra lui e l'amor suo, l'avrebbe fatta maggiore: come sperare che il marchese consentisse a mettere la mano della nipote in quella lorda del sangue di suo figlio? Come credere che Virginia medesima vorrebbe ciò fare?

Una morbosa, ma vivace voglia di morire stranamente lo assalse. Aveva provato una gioia di paradiso nello apprendere di essere amato; ma disgiunto senza rimedio da lei, non aveva egli poi da sopportare nella vita delle pene d'inferno? Essere pianto da quella fanciulla divina non era egli una gioia ineffabile? Vivere poi nell'anima di lei non doveva essere un paradiso? Lo sconsigliato nel calore della sua passione dimenticò per quell'istante la sua famiglia, perfino le lacrime di sua madre: decise morire.

S'era gettato di nuovo sul sofà ed aveva nascosto la faccia tra le palme, ed ecco presso a lui di nuovo il fruscio gentile d'una veste di donna, intorno a lui il profumo delicato che rivela la presenza d'una signora elegante: levò la testa in sussulto e guardò con una folle speranza: non era più l'angelo dell'amor suo, era la contessa di Staffarda.

— La disturbo, disse Candida con un sorriso forzato sotto cui cercava nascondere la preoccupazione e l'inquietudine che apparivano nelle sue sembianze. Ho creduto che dormisse.

— No: rispose Francesco impacciato, il quale non sapeva che cosa dire.

La contessa sedette sopra una poltrona in faccia a lui e giuocando col ventaglio, per darsi un'aria di leggerezza e d'indifferenza che non aveva, soggiunse:

— Se non la dormiva, certo sognava, e non dovevano essere lieti sogni i suoi, se io giudico dall'espressione del suo volto.