— Che cosa?

— Sta notte, appena fatto il colpo, udimmo gente che s'avvicinava; quel pan bollito di Marcaccio credette vedere gli schioppi de' soldati, gridò che l'era una pattuglia, in quel momento non tirava buon'aria a star lì per chiarirsi se fosse o non fosse vero; scappammo come scoiattoli; ma pattuglia o no che quella si fosse, il fatto era che appena pagato il conto a quel mariuolo, alcuni sopraggiunsero che dovettero trovare il cadavere caldo caldo, e forse lo raccoltarono seco, e la probabilità sarebbe che tosto tosto fossero andati o ad un Corpo di Guardia od al Palazzo Madama.

— È vero.

— E potrebbe anche darsi che quello sciagurato... quella razza di gente ha la vita cotanto invitiata alle loro maledette ossa!... non fosse ancora morto del tutto.

— Diavolo!

— È quello che esclamai ancor io, facendo tal supposizione questa mattina con quel pulcin bagnato di Marcaccio che ha una tremarella addosso da non dirsi. «Che il diavolo ti strozzi. Marcaccio, amico mio, gli dissi, che se quel minchione è cascato vivo in mano dei sopraggiunti, colla smania di chiaccherare che hanno prima di crepare quegli stolidi, come se loro ne tornasse qualche cosa ad accusare Tizio o Caio, può benissimo farti avere dei dispiaceri non ostante il tuo fazzoletto sulla faccia.» Ma ora quello che mi cruccia di più è il silenzio che si fa intorno a questo caso.

Gian-Luigi stette un poco a meditare.

— Non so vederci rimedio: diss'egli poi. Nulla v'è da fare che attendere... E d'altronde avremo poco tempo da stare in sospeso. Domenica saremo fuori di tutte queste paure.

— Buono! Gli è appunto di ciò eziandio che voglio parlarle.

— Sentiamo.