— È dunque cosa antica.
Il conte s'inchinò con atto d'ironico ringraziamento.
— Voi dite benissimo: è cosa antica pur troppo, ma l'insegnamento che se ne può trarre è di tutti i tempi. Si tratta d'una ricca dama che strinse una troppo imprudente e troppo intima relazione con un giovane di cui poco noti erano i precedenti; un bel dì questo cotale trovò modo di avere in mano tutti i gioielli della dama, un vistosissimo valore affè, e sparì con essi.
La contessa arrossì fino alla fronte.
— Non vedo, signor conte, diss'ella con accento pieno d'irritazione, nè l'insegnamento vantato, nè l'applicabilità possibile della vostra favola; e se mi volessi sforzare a trovarceli non vedrei altro che un insulto gratuito ed indegno di voi a vostra moglie e ad uno che voi chiamate vostro amico...
Amedeo Filiberto, coll'atto che gli era abituale, alzò la sua fine destra aristocratica per interrompere le parole della moglie.
— Ah pardon, pardon! diss'egli. Andate un po' più a rilento nell'onorare alcuno del titolo di mio amico. Quella persona di cui appunto intendo parlarvi (perchè voi colla finezza della vostra intelligenza avete subito indovinato il vero), quella persona può benissimo essere degnata d'una mia stretta di mano, ma non ha, e non può in nessun modo pretendere la mia amicizia... Per mostrarvi poi che le mie parole non sono un insulto gratuito all'onorabilità di quell'individuo, sentite le voci che incominciano a correre sul suo conto, e che io comincio a ritenere per fondate!
Candida incrociò le braccia al seno e disse con coraggio e colla sicurezza d'una donna amante che non crede niun'accusa possa mai arrivare all'altezza in cui ha posto l'oggetto dell'amor suo:
— Bene! Fatevi pure l'eco di codeste calunnie: le sentirò volentieri.
Il conte, quasi irritato da quella specie di sfida gettatagli sulla faccia, pronunciò con una ruvida crudezza: