La turba esitava, anche i più risoluti nicchiavano; Tanasio capì che bisognava fare uno sforzo per riprendere la influenza che gli sfuggiva.
— Tornare al lavoro! diss'egli. Bravi! Vuol dire riprendere la catena e portarla come prima. Sareste di gran minchioni a lasciarvi raggirare di questa guisa. Oh che, non s'è detto abbastanza chiaro, e non è abbastanza giusto? Non si torna più al lavoro finchè non è fatta ragione alle nostre domande.
— No, no, non si torna più al lavoro: gridarono alcune voci nella massa degli operai, ma erano isolate e non pareva avessero da trascinare al loro partito la generalità.
Il capo-fabbrica avvisò che un'altra e maggiore manifestazione d'energia sarebbe opportuna e farebbe addirittura traboccare la bilancia oscillante dalla parte dell'ordine e della pacificazione.
— Al lavoro subito: gridò egli con forza; e chi si rifiuta obbedire, può far conto d'aver ricevuto il suo congedo e di non appartenere più ai nostri opifici.
Questa minaccia piena d'ardimento stava per ottenere il più favorevole effetto, quando Bastiano venne a guastar tutto colla sua imprudenza. Se una coraggiosa e forte risoluzione può imporne alle turbe, difficile riesce al contrario che queste non si ribellino alla violenza, soprattutto quando è troppo chiara cosa che esse sono forti più che non occorre per respingere e schiacciare quella violenza che si voglia esercitar su di loro.
Bastiano adunque, volendo ribadire l'effetto delle parole di sor Ambrogio, soggiunse con aria di sfida e di minaccia:
— E se qualcheduno vuole ancora alzar la cresta, lo prendo io con due dita al colletto e lo porto fuor della fabbrica a imparar la creanza.
A questa insolente uscita rispose un mormorio di sdegno. Bastiano si appoggiò bravamente sul suo bastone e dall'altezza della sua gran persona innalzata ancora dalla panca su cui era salito, dominando tutta quella folla sottoposta, continuò:
— C'è qualcheduno che abbia alcuna cosa da ridire? Ch'e' salti fuori.