Tanasio prese alle spalle il capo-fabbrica che si trovava trammezzo a lui ed a Bastiano e lo spinse giù; poi fece un passo verso il colossale portinaio, e col coraggio che gli dava il sapere dietro di sè un buon numero di aiutatori e difensori, disse standogli a fronte:
— Ci son qua io che ho da ridirci non poco. E vi dico che al lavoro non si ha da tornar più, e che voi non avete a ficcar il becco in questa faccenda e dovete tornarvene più che in fretta alla vostra loggia, se non volete che la creanza ve la insegniamo noi con una buona lezione che vi ammacchi le costole.
— Ah sì? esclamò Bastiano che non era dei meglio lodevoli per tolleranza di propositi e longanimità di pazienza; e senza aspettar di più afferrò Tanasio pel collo e fece a scaraventarlo giù dalla panca in mezzo alla folla de' suoi compagni: ma l'operaio s'attaccò ai panni del suo assalitore e, cadendo, lo trascinò seco per terra. Bastiano si vide così in un attimo preso in mezzo fra dieci o dodici che gli furono sopra a percuoterlo ed opprimerlo prima che avesse avuto tempo a pur pensare di porsi in sulle difese, senza che gli restasse agio a maneggiar il suo bastone. Il bravo portinaio non si smarrì d'animo nè anco in presenza di questa lotta per lui disperata; ma per quanto fosse egli forte e robusto, che poteva contro una dozzina di furibondi che lo percuotevano senza misericordia? In breve fu lasciato lì sul terreno colle membra peste, la testa spaccata, tutto sanguinoso e appena se ancora in cognizione di se medesimo.
Una volta incominciata la violenza non ebbe più ritegno. Il capo-fabbrica fuggì a mala pena, per non essere maltrattato ancor egli, e corse tutto affannoso, coi panni laceri indosso, dal principale a raccontare gli avvenimenti dell'officina: i riottosi trionfanti e vieppiù eccitati, percorsero gli opifici con ogni più malvagio grido e con ogni più fiera minaccia contro il padrone, impedendo a forza di mettersi al lavoro i compagni, strappandoli di locale in locale ai loro posti, guastando le fucine, rompendo i mantici, sperperando gli attrezzi. Tutto ciò faceva un baccano che pareva davvero il rumore d'un mare in burrasca.
Sor Giacomo era già avvisato da questo rumore, che giungeva fino alla stanza di Francesco, come alcun che di grave avvenisse nelle officine. Teresa aveva guardato suo marito con inquietudine quasi per chiedergliene una spiegazione; e il ferito medesimo, che era stato aggiustato in letto come desiderava per mezzo di suo padre e di Quercia, domandò che significasse quel fracasso che pareva uno scoppio di lontana bufera. Il padre di Francesco ebbe una rabbia grandissima di ciò che quegli sciagurati venissero a turbare financo la quiete così necessaria a suo figlio sofferente, e maggiore ancora lo spavento che aumentandosi il guaio arrecasse peggior danno alla condizione del ferito.
— Non è nulla, non è nulla: rispose pertanto simulando più che seppe l'indifferenza; ed uscì frettoloso dicendosi con compresso sdegno: — furfanti, vado io ora a metterli alla ragione.
Mentre correva verso la fabbrica, s'incontrò coll'Ambrogio che veniva nello stato che ho detto a portargliene le novelle; più in là incontrò Bastiano tutto malconcio, la testa rotta, sanguinante, che se ne veniva via barcollando e bestemmiando come un turco. Benda non istette nè a discorrere, nè a dimandare dell'altro: si cacciò di furia nelle officine e andò dritto verso il gruppo dei più fragorosi e de' più tumultuanti.
Al vederlo un movimento d'attenzione fece far sosta alla sommossa.
— Il principale! il principale! si esclamò di stanza in istanza, e un certo effetto d'apprensione, di aspettativa, di soggezione si produsse.
Benda non aspettò che gli si parlasse, non mosse richiesta, non volle ulteriori informazioni, ma con voce cui dava maggior forza la collera, proruppe: