— Ma Dio falso!... Cioè, voglio dire... Mi perdoni: sono così confuso che mi lascio scappare contro il mio solito delle bestemmie, io che rispetto sopratutto la religione, che il diavolo mi porti... Di questa razza discorsi se ne tennero ier sera per la prima volta.
Il Commissario fece un gesto d'incredulità.
— Glie lo giuro! esclamò con forza l'oste mettendosi la manaccia sul petto: parola di Pelone, ch'io possa essere sbattezzato! E questa mattina già ero sulle mosse per venire a fare il mio dovere, quando Vossignoria mi ha mandato a chiamare.... Questa è la verità vera, com'è vero che la mia protettrice è la Madonna della Consolata, che il diav.....
Masticò fra le gengive le altre parole, e parve inghiottirle in mezzo ad uno sbruffo di tosse.
— No, no, signor Commissario, rispose poi. Non è Pelone che sia mai per fallire al suo dovere di buon suddito. Glie l'ho detto ancora l'altra sera a sor Barnaba.
Ma non ebbe appena pronunciato quel nome che si morse la lingua, ed avrebbe pagato non so che cosa per poterlo tirare indietro. Che c'era egli bisogno d'andare a trarre in mezzo la memoria di quel cotale? Non ne aveva abbastanza impicci per quell'incidente, senza andare a cacciarsi in quelli di possibili interrogazioni intorno a colui che avrebbe voluto obliato da tutto il mondo? S'interruppe, guardò ratto, di sbieco, la faccia del Commissario e si turbò vieppiù vedendo un certo guizzo negli occhi di lui: riparò, secondo il solito, il suo imbarazzo in un accesso di tosse.
Tofi guardava veramente il bettoliere con una nuova espressione e con nuova intentività osservatrice.
— Oh appunto: diss'egli; poichè avete nominato Barnaba, conviene che vi dica qualche cosa eziandio sul conto di lui.
Pelone era abbastanza scaltrito per non sapere sollecitamente nascondere il suo imbarazzo; assunse la più naturale aria da nesci, e stette colla mossa di chi si prepara ad ascoltare, riverentemente attento.
— Ne sapete voi alcun che de' fatti suoi? domandò il Commissario dopo una brevissima pausa.