— Che volete mai ch'io vi dica? Vi ho da menare da sor Commissario, e vi ci menerò senza fallo... Non so altro io... Del resto aggiustatevi voi; e se non ci avete nessuno da lasciare, chiudete la bottega e filate.
Pelone adottò questo partito, chè diffatti non ce n'era altro da prendersi, e seguì il poliziotto, mogio come un bracco che vien fuor dell'acqua. Con quest'apparenza umilmente rimminchionita comparve innanzi al severo viso aggrottato del signor Tofi, che il mento riquadro posato gravemente sul suo cravattone duro, abbottonato fino al collo nel suo lungo soprabitone, lo accolse coll'urbanità con cui uno staffiere riceve sul tappeto elegante d'una sala dorata un villanzone dalle scarpaccie infangate.
L'oste non ebbe mestieri di domandare la menoma spiegazione: col tono corrispondente all'aspetto, saettandolo d'uno sguardo freddamente minaccioso, il signor Tofi lo apostrofò di subito nella seguente maniera:
— Voi volete andare ad ingrassarvi un po' quel vostro scheletro col pan di prigione, tavernaio della malora.....
— Sor Commissario: balbettò il mal capitato, tremando verga a verga.
E il signor Tofi, con più superbo piglio di quello che avrebbe potuto avere il suo titolato superiore, il conte Barranchi medesimo:
— Silenzio! gridò: lasciatemi parlare e che le mie parole vi stieno ben bene attaccate alle orecchie. Nella vostra caverna di bettola si tengono discorsi sovversivi, discorsi che offendono il Governo di S. M. (si levò il cappello a larga tesa che aveva fieramente piantato in testa); e voi lo tollerate....
Pelone fu scosso da un raccapriccio come d'orrore, e la soverchia paura gli diede il coraggio di interrompere.
— Scusi!... Io non tollero.... Se avessi potuto ieri sera tappar la bocca a tutti quegli scellerati!... Che cosa vuole che faccia un povero vecchio contro una frotta di ubbriachi che son capaci di romper le ossa ad una persona come di bere un buon gotto di vino?...
— Perchè non avete denunciato il fatto all'autorità?....