Pelone mandò parecchi gemiti, e tossì per parecchi minuti secondi.
— Ma, poveretto me!... Come ho da fare?... Tu vuoi rovinarmi, Maddalena... Aspetta almeno ch'io abbia un altro servitore in luogo di Meo..... E sai che non è facile sostituirlo... Non si può mica accettar qui il primo venuto...
Maddalena, che era tornata in tutta la prepotenza delle sue maniere, non volle nè udir altro, nè dare ulteriore risposta.
— Siamo intesi: diss'ella con accento di supremazia al bettoliere tornato nelle apparenze dell'umile bonarietà: domani non vengo, e se verrò ancora mai in avvenire, ve lo farò sapere.
Uscì ratta e sdegnosa, mentre Pelone faceva ancora un tentativo di supplicazione; ed all'oste contrariato all'estremo non rimase altro partito che di abbarrare le imposte dell'uscio.
— Ah se avessi a mia disposizione una provvista di accidenti, diss'egli bofonchiando, so io a chi ne vorrei mandare.... E quel bertuccione di Meo, dove sarà egli andato a cacciare la sua grullaggine?.... L'ho raccomandato a Graffigna, e son certo che questo gatto di buona razza saprà scovarnelo, il topolino.... E domattina intanto mi recherò a far riverenza a sor Commissario.
Con questi pensieri e con questa risoluzione andò a dormire; nè il suo sonno fu tranquillo di certo, chè troppe ragioni aveva da stare inquieto. La mattina, alzatosi, sentiva egli in sè vieppiù afforzata la risoluzione di fare la sua comparsa al Palazzo Madama, e stava per avviarsi, quand'ecco, per togliergli il merito d'una spontanea presentazione, venirgli innanzi il brutto ceffo d'una guardia di polizia travestita, a comandargli, d'ordine dell'egregio commissario sig. Tofi, di recarsi immantinenti ad audiendum verbum.
Il povero Pelone, che vide così fatta inutile tutta la sua buona volontà e i proponimenti del suo zelo, temendo già gli fosse piombato addosso quel pericolo e quel danno cui egli voleva appunto scongiurare, si sentì tremar le gambe e fuggire ogni coraggio: non seppe che rispondere e stette lì a bocca larga a mirare quel profeta di polizia, che veniva con sì brusco tono a scaraventargli sulla faccia allampanata il mane thecel phares del nume di Palazzo Madama.
— Avete capito? riprese più ruvidamente ancora l'arciere. E' vi conviene mettervi in cammino senza manco un trar di fiato, e venire con me.
— Ma... ma... balbettò l'oste confuso e intimorito: ma io sono qui solo... non ci ho manco un cane da stare a bottega in vece mia... Oh che ho da piantar lì l'osteria senza niuno che ci badi?