Carlo Alberto volse alquanto il capo e fece scorrere il suo occhio velato sopra la cerchia dei cortigiani.

— E il Governatore?

— Andato ancor egli col Ministro.

— Ed è con loro eziandio il conte Barranchi?

— Sì, Maestà.

— Faccia il piacere, mandi subito per essi, affinchè vengano tutti e tre a parlarmi senza ritardo.

Il gran Cerimoniere s'affrettò a trasmettere l'ordine sovrano; e tosto dopo i tre personaggi designati rientravano nella loggia. S'inoltrarono presso al seggio reale fino alla distanza cui soleva tenersi il Cerimoniere, e s'inchinarono. Il Re fece segno al Ministro degl'interni che venisse a parlargli il primo. Il Ministro mosse due passi innanzi e si curvò verso il capo canuto del Re: gli altri due stettero dritti impalati, in riga col Cerimoniere di Corte.

— Che cos'è che succede? interrogò Cario Alberto. Dica tutto. Ella sa ch'io non voglio che mi si nasconda il vero.

— Ho avuto l'onore, rispose il Ministro, di prevenire V. M. che si tentava di far sorgere de' guai fra la sua buona popolazione di Torino.

— Ed io le aveva detto, si prendessero tutte le più efficaci misure perchè questi guai non avvenissero.