Ma quando in quell'oscura e vasta anticamera dove siamo via penetrati più volte, entrarono Don Venanzio e l'ordinanza che gli faceva da guida, il signor Tofi era assente dall'uffizio; e il veterano, che non aveva tanto zelo da mettere a disposizione del prete, da rimaner lì a seccarsi aspettando nella società delle guardie poliziesche con cui le ordinanze di piazza non se la dicevan di troppo, il veterano disse concisamente ciò di che si trattava ai poliziotti presenti e se ne andò pei fatti suoi.
Don Venanzio sedette e, la sua mazza fra le gambe e le mani appoggiatevi su, il fido Moretto accovacciato a' piedi, stette tranquillamente ad aspettare.
Quando finalmente Barnaba nell'uscire dal gabinetto del Commissario, ebbe dato ordine il prete s'introducesse, Don Venanzio deposto il suo bastone, come soleva, ed ordinato all'obbediente cagnuolo di starvi presso e non muoversene a niun conto, passò il corridoio, traversò la prima camera, ed entrando nel riposto camerino, si trovò a fronte del terribile signor Tofi.
Difficilmente, chi l'avesse voluto fare apposta, avrebbe potuto mettere insieme due figure che più facessero contrasto. Il Commissario alto, magro, osseo, angoloso, la faccia ispida, di color terreo, aspetto burbero, la guardatura fiera; il prete piuttosto piccolo, grassotto, rosse le guancie, bonario e benigno il sorriso, mitissimo lo sguardo degli occhi azzurri, tutto bontà ed amorevolezza al solo vederlo.
Tofi guardò quella sorridente figura con occhio torvo; parve anzi che quelle aperte, benigne sembianze, irritassero in lui la scontrosità dell'umore.
— Ebbene? diss'egli con accento più ruvido ancora dell'ordinario. Che volete? Parlate, e spicciatevi, chè io non ho tempo da perdere.
Don Venanzio non si spaventò, nè s'indispettì di queste parole e del tono ond'eran dette; espose tranquillamente, con umile sicurezza la ragione della sua venuta, e non tacque della lettera del suo protettore al Comandante. Fosse il nome del marchese di Baldissero, fosse la voce simpatica e l'accento modesto e dignitoso insieme, di quel vecchio, che producesse effetto, il vero è che la orgogliosa insolenza del signor Commissario s'abbassò d'un tono.
— La vuol vedere quel cotal Maurilio arrestato questa mattina? Disse il sig. Tofi passando a parlare col Lei. Bene, la lo vedrà subito. S. E. il marchese di Baldissero le ha detto che avrebbe potuto condurlo via con sè? S. E. le ha detto giusto. Ho appunto l'ordine di rimetterlo in libertà; e nulla osta a ciò che Lei si porti quel giovane dove la vuole.
Ciò detto ordinò che il nominato Maurilio Nulla fosse tolto dal carcere in cui era stato messo e condottogli innanzi.
Maurilio aveva appena finito di raccontare, come abbiam veduto, le avventure del suo passato all'amico Selva, quando si udirono stridere fuor della porta i catenacci che scorrevano nei loro anelli di ferro, e scricchiolare nella serratura la chiave che apriva: i due giovani volsero curiosi i loro sguardi all'uscio e videro socchiudersi il grosso battente e il secondino medesimo che là dentro li aveva introdotti, mettere fra l'uscio e il muro la sua faccia ignobile e far passare per quell'apertura la sua voce rauca e villana.