Il carceriere rispose crollando le spalle:
— Che so io? Non domando e non mi si dànno di queste spiegazioni..... Animo, su, muoviamoci.
Maurilio si gettò nelle braccia di Giovanni.
— Aimè! Disgiungendomi da te mi si toglie la maggior parte della mia forza.
— Coraggio, coraggio: gli susurrò alle orecchie Selva abbracciandolo. Non sarà che per interrogarti, e poi ti restituiranno alla mia compagnia.
E con un bacio, come di addio, gl'insinuò nell'orecchia, tanto piano che Maurilio stesso appena le udì, le seguenti parole:
— Nega tutto e sempre, o piuttosto taci.
Il secondino accennava impazientarsi. Maurilio si staccò dalle braccia dell'amico e seguì l'uomo che lo era venuto a prendere, scorta al quale stavano due guardie, i bottoni della cui uniforme mandavano qualche riflesso di luce nell'oscurità del corridoio. Alle spalle di Maurilio fu richiuso lo spesso battente chiovato di ferro col medesimo stridere, col medesimo scricchiolìo di catenacci e di serrami.
Quando furono giunti all'uscio del gabinetto del Commissario, le guardie con uno spintone fecero entrar primo Maurilio, e dissero:
— Ecco il prigioniero.