— Sta bene: rispose la voce burbera del signor Tofi: andate.
Guardie e secondino sparirono; il nostro protagonista rimase timido ed esitante a quel posto, non osando levar gli occhi e sentendo nel petto battergli il cuore sotto la stretta d'una paura che cercava invano di dominare.
Ma prima che egli od altri avesse tempo di pronunziare una parola, appena partite le guardie, una persona si slanciò verso Maurilio e gli gettò le braccia al collo ed una voce amichevole e soave lo salutò chiamandolo per nome con infinito affetto.
Il giovane sentì dileguarsi il turbamento della sua paura, ebbe di botto l'animo rinfrancato trovandosi non senza molta meraviglia sul seno del vecchio parroco, del maestro e del protettore della sua infanzia.
— Lei!.... Lei qui, Don Venanzio: esclamò Maurilio con tanta commozione che appena poteva parlare. Oh! la è proprio il mio buon genio che la manda.
— Sì: disse il parroco: è la Provvidenza che ti vuol bene, e mi concede sempre la grazia di poterti soccorrere. Gli è un presentimento che mi ha spinto a venire a Torino; e qui ho trovato subito chi ha potuto farmiti restituire. Sono venuto a prenderti: tu sei libero, ed usciremo insieme da questo brutto luogo.
Un brivido di acuto piacere corse tutte le fibre del giovane.
— Libero: esclamò egli sentendosi quasi allargare i polmoni.
Non potè aggiungere altra parola; ma levò lo sguardo al cielo con espressione di commossa riconoscenza. Egli era persuaso che lo spirito benigno, il quale vegliava sul suo destino, era quello da cui era stato ispirato a Don Venanzio il presentimento da lui accennato, era stato suggerito il mezzo di venirlo a salvare.
Don Venanzio, abbracciato, baciato e ribaciato Maurilio, ne prese il capo colle due mani e lo stette guardando con amorosa attenzione e con viva sollecitudine. Dall'ultima volta che quei due s'eran visti, nella faccia espressiva del giovane erano ancora, e non di poco, accresciutesi le traccie della sofferenza e del malessere che a quel corpo indebolito cagionavano l'incessante travaglio dell'anima, la soverchia tensione dello spirito e il continuo lavorìo del pensiero. Più terreo il color delle guancie, più affondate le occhiaie, più sporgenti i zigomi nel macilento viso, più spiccate le rughe precoci alle tempia ed agli angoli della bocca, più curvo il petto ed abbandonato il portamento.