Il buon parroco, intenerito, lo baciò ancora una volta su quella vasta fronte incoronata dai nerissimi ispidi capelli come da una scura aureola, ed illuminata nel suo pallore dalla luce del pensiero.

— Mio povero Maurilio, disse Don Venanzio con accento di sì dolce affetto che più non avrebbe potuto la voce d'una madre. Tu hai sofferto ancora, tu soffri?

Il giovane rispose con un mesto sorriso.

Ma ad impedire ogni effusione suonò in quel momento la voce aspra e burbera del signor Commissario.

— Le vostre confidenze ve le farete poi in più acconcio luogo di qua. Per ora, giovinotto, voi siete libero, e ringraziate la clemenza di S. M. che invece di mandarvi a vedere il sole a scacchi a Fenestrelle, vi fa la grazia di lasciarvi andar a dormire nel vostro letto. Ma frattanto questo piccolo incidente vi serva d'avviso! Fate senno, dissensato che siete! Ficcatevi un po' di sugo in quel cervellino di passero che vuol menare a bere le oche; e invece di pensare a cambiare le cose del mondo e riformare il Governo, pensate ad essere buon suddito, buon cattolico e riformare a voi la testa sconclusionata. Vedete i bei capi che pretendono dettar la legge a chi comanda e far camminare il mondo a loro capriccio! È nell'ospedale dei pazzerelli dove meritereste d'essere rinchiusi, poverini di teste bruciate... D'ora innanzi badate a voi! Non crediate di poterla fare impunemente in barba alle autorità ed alle leggi. Noi teniamo gli occhi su di voi e vediamo tutto, quasi quasi i vostri pensieri eziandio. Se questa volta l'avete scappolata tanto a buon mercato, un'altra non sarà più così. E sappiate, impertinenti e stupidi animali di rivoluzionari, che S. M. il Re di Sardegna ha abbastanza carceri e carabinieri, e se occorre palle e schioppi da mettere alla ragione quanti ne sieno di voi e dei vostri pari... Ora andatevene con Dio, e pregate il vostro santo protettore che non m'abbiate più a comparire davanti.

Maurilio ascoltò l'intemerata a capo chino e senza dare il menomo segno di quello che sentisse dentro sè; ma il buon Don Venanzio non nascose nella sua aperta e schietta fisionomia, tutto l'effetto di paura che in lui produssero le parole del Commissario.

— Andiamo, andiamo, diss'egli sollecito, prendendo il braccio del giovane, appena il signor Tofi ebbe finito. E il signor Commissario non dubiti che non daremo mai più ragione di malcontento all'autorità.

Maurilio però non si mosse, non ostante che Don Venanzio, a cui pareva mill'anni d'esser fuori da quel luogo, facesse a trarlo verso la porta.

— Signore, disse Maurilio al Commissario, quando venni arrestato, mi si sequestrarono delle carte.... un manoscritto....

— Ebbene? lo interruppe bruscamente il signor Tofi con un tale sguardo che avrebbe agghiacciata la parola anche sulle labbra d'un ardimentoso.