Il poliziotto prese la sua aria più tremenda.

— Badate bene! diss'egli. In queste cose non si scherza!... Abbiamo molte ragioni di dubitare di voi....

— Di me? esclamò sora Ghita mettendosi tuttedue le mani sul petto, coll'accento dell'innocenza meravigliata per una calunnia. Dio buono! Santa Madonna della Consolata! Di me che sono una povera donna che non faccio male a nessuno e che rispetto tutte le autorità..... oh domandi, domandi un po' nel quartiere che cosa si dice della Ghita, e sentirà; che una più onesta donna, non fo per vantarmi, ma si trova raramente sotto le stelle.

— Intanto qui in questa casa abitano parecchi giovinetti che non hanno timor di Dio nè rispetto del Governo.

— Ed io che cosa ne posso?... Non son mica io la padrona di casa da poterneli scacciare.

— E voi li proteggete....

— Io? Benedette le cinque piaghe! Non li proteggo niente affatto. Discorro con qualcheduno di loro quando talvolta, passando, mettono il naso nel camerino; ma io non ci ho nulla, proprio nulla da che fare con essi.

— Sono amici di quel cotale avvocato Benda che è un rivoluzionario di tre cotte; e presso costui è allogato a servire, e gli si dà molta confidenza, vostro marito.

— Ma Lei sa bene che io e mio marito ce la diciamo come l'olio e l'aceto.... L'aceto gli è lui.... Di tutto quel che faccia o dica quel disgraziato là, io non ne so nulla, non ne voglio saper nulla, non ci entro per nulla.

— Le parole valgon poco, cara sora Ghita, ci vorrebbero i fatti.