— Oh malnato d'un villanaccio senza sugo e senza creanza!... Che cos'è questo tono da spaccamontagne? Che cosa sono queste parolaccie da facchino?... Credete voi di farmi paura con quel ceffo da orso, prepotentone che siete?... Non è più il tempo in cui, povera donna, mi toccava star sotto un bestiale di marito... So farmi rispettare e so dove trovar protezione contro le violenze d'uno scellerato...

Cominciando in questo gentil modo il discorso voi potete agevolmente indovinare qual corso tenesse. I due contendenti ebbero in breve esaurito tutto il dizionario degl'improperii, e ciò in tono tale che tutte le comari del vicinato, scacciate dalla venuta di Barnaba, tornarono nel camerino ansiosamente curiose.

La Ghita che aveva già avuto cotanto coraggio da sola contro il marito, figuratevi come fu più audace ed aggressiva ancora quando si vide rincalzata dalla frotta delle sue comari, le quali non è da dire se presero tostamente le parti della loro compagna.

Il povero Bastiano ebbe una violenta tentazione di menare attorno il suo bastone sopra quel branco di oche che gli sbraitava intorno; ma il suo buon genio lo trattenne da un tanto scandalo. Si ritirò in buon ordine innanzi all'incalzante battaglione delle donnaccole, e si limitò uscendo a gettare come ultima minaccia queste parole a sua moglie:

— Ricordatevi che se la vostra lingua è cagione d'un sol dispiacere ad alcuno dei miei padroni, io vi faccio ballare senza suono una monferrina indemoniata...

La voce di Bastiano fu coperta dagli strilli delle vecchie comari che perseguitarono il fuggente, la Ghita in capo come duce e trionfatrice, sino sulla soglia del portone; ma ciò nulla meno la portinaia che conosceva l'umore e il polso del marito sentì penetrarsi quelle parole nell'anima ad accrescere in lei quella perplessità che le aveva lasciato il colloquio avuto coll'agente della Polizia.

CAPITOLO VII.

Quando Maurilio, accompagnato da Don Venanzio, giunse in casa il pittore, dov'egli abitava, fu accolto da Vanardi e dalla Rosina con ogni dimostrazione d'affetto, a cui il giovane corrispose non senza alcun intenerimento dell'anima. Dopo questi primi saluti e rallegramenti, Maurilio domandò tosto alla moglie del pittore gli restituisse quegli oggetti per lui preziosissimi, ch'egli partendo avevale consegnato, e Rosina glie li diede.

— Mio buon padre, disse Maurilio additandoli a Don Venanzio che ben conosceva che cosa fossero e che cosa valessero pel suo giovane amico quel rosario e quel bottone: oggi a proposito di questo mio piccolo tesoro, ho avuto una grande emozione.

E raccontò al buon parroco ciò che era capitato quando quel ragazzo ch'egli aveva fatto venire affine di istruirlo, aveva per azzardo visto quel bottone e riconosciutolo compagno ad uno cui possedeva la sua nonna.