Ma dopo un istante la commozione in Don Venanzio lasciò luogo ad altro sentimento che da tempo gli stava nell'animo verso Gian-Luigi. Si sciolse dalle braccia di lui, ed allontanandosene un poco lo guardò dal capo alle piante con subita freddezza, quasi con sospetto, con evidente rimprovero.

— Cospetto! diss'egli: come voi siete vestito da signore! Avete dunque trovato per davvero il modo di arrivare quelle ricchezze, dietro cui anelavate con tanta passione?

Gian-Luigi fece un gesto leggiero e sbadato colla mano, come per dire: — questo per ora è quello che meno importa; e poi rispose con un accento in cui si sarebbe potuto notare un po' d'impazienza, ma tuttavia con inappuntabile rispetto:

— Sì, dopo molte fatiche e dopo molti travagli sono riuscito a raccapezzar qualche cosa e far valere alquanto i fatti miei... Ma di me, se le aggrada, discorreremo fra poco... Ora permetta alla mia impazienza che io la interroghi subito di quella persona che insieme con lei Don Venanzio, mi sta più a cuore, mi sta solamente a cuore, devo anzi dire, in tutto il nostro villaggio... Che nuove ha da darmi della buona Margherita?

Don Venanzio e Maurilio scambiarono un rapido sguardo per comunicarsi la gradita sorpresa che loro faceva questa richiesta sulle labbra di Gian-Luigi. Quanto a costui, nell'accento delle sue parole e nell'espressione del suo viso, mostrava, per colei che domandava, il maggiore interessamento che uom possa sentire per una creatura vivente.

— Ah la povera Margherita? disse il parroco ripetendo questo nome con un'intonazione che era un rimprovero. Vi ricordate adunque ancora un poco di lei?

Gian-Luigi fece un atto di vivacissima protesta.

— Se me ne ricordo!... Ah voi tutti avete giudicato male di me, pel mio silenzio, pel mio apparente oblio di quell'infelice?... Anche Lei, Don Venanzio, coll'anima sua sì mite e sì generosa!...

Il sacerdote volle parlare, ma egli non glie ne diede il tempo.

— Oh! non la condanno, nè mi dichiaro offeso... Ella ebbe in parte ragione.... Sì, ho fatto male; avrei dovuto io digiunare, io piuttosto morir di fame e mandare a costo di qualunque siasi sacrifizio alcun soccorso a quella santa donna.... Ella mi guarda con istupore, mio buon Don Venanzio, Ella non può comprendere com'io, vestito di questi panni, con questo florido aspetto di prosperità, parli di digiuno e di fame... Ma Ella nella sua vita modesta e ritratta non sa, non può nemmanco sospettare i misteri, i dolorosi, talvolta vergognosi misteri della vita cittadina che si nascondono sotto le apparenze d'uno sfoggio d'accatto.... Lo dissi ier sera a Maurilio, le cui parole chiaramente mi espressero quelle rampogne cui con tanta mitezza ora mi adombrarono il suo stupore in vedermi, la sua interrogazione, mio buon Don Venanzio; fu un tempo in cui mentre portavo nei salotti eleganti la mia faccia sorridente e le mostre d'una ricchezza che non avevo, più volte mi rodeva le viscere il tormento della fame; e i pochi guadagni ch'io poteva fare, le poche rivalse cui mi riusciva in qualsiasi modo raccogliere, sa Ella come impiegavo? Qualche soldo appena a comprarmi in segreto, la sera, nascondendomi come per commettere una vergognosa azione, un pezzo di pan nero; e il resto a procurarmi guanti color di butirro, stivalini di vernicato e a farmi inanellar la zazzera dal parrucchiere alla moda!... La mi dirà ch'ero pazzo, che mi facevo martire volontario d'una stupida vanità cui è un adulare il chiamarla ambizione; ma per me, pel mio sogno d'avvenire, pei miei disegni era una necessità. Ridevo crudelmente di me meco stesso, mangiavo con amaro dispetto, quasi con disprezzo di me quel tozzo di pan nero; mi dicevo, imprecandomi, che meglio la esistenza del villano che suda sull'aratro, che dico? meglio quella del galeotto che trascina la sua palla infame; ma non pensavo pure a cambiar di cammino, non pensavo a pentirmi; era mia sorte, era mio dovere continuare, o soccombere come un animale che crepa alla fatica, o riuscire.