Quel giorno medesimo il signor Tofi ebbe una viva soddisfazione. Egli in questo succedersi di gravi avvenimenti sentiva di molto la mancanza di Barnaba, cui non aveva più visto dopo quel colloquio avvenuto fra di loro, nel quale egli all'agente caduto in disgrazia aveva manifestato i voleri e gli ordini dei superiori; e per riaverlo al suo fianco avrebbe dato non so che cosa. Aveva fatto cercare di lui, ma Barnaba, oltre il palese, aveva un domicilio nascosto, sconosciuto anche dal suo capo, e non era stato possibile averne notizia. Quel dì dopo l'interrogatorio di Andrea, l'ufficio di polizia ricevette da quello fiscale una comunicazione, in cui dicevasi uno degli imputati aver cercato di stabilire l'alibi allegando d'essere rimasto tutta notte in via tale, casa tale, al tal piano, senza voler dire il nome della persona che in quel quartiere abitava; si prendessero informazioni di che luogo fosse quello e chi vi abitasse, ma con molta cautela per non dare la sveglia, se per caso vi fosse colà dei complici.

Era una missione delicata; e poi una specie di ispirazione d'istinto lo mosse: il Commissario decise di andare in quel luogo esploratore egli medesimo. Assunse l'aspetto d'un buon borghese ed andò a picchiare (che non c'era campanello) alla porta dell'indicatogli quartiere. Venne ad aprirgli la faccia melensa di Meo, che rimase ancor più melensa nel vedersi innanzi una persona che non conosceva.

— Oh! disse lo stupido. Credevo che fosse il medico!

— Son ben il medico per l'appunto: rispose il Commissario cacciandosi innanzi.

— Ma!... E quell'altro?

— Quell'altro non ha potuto venire, ed ha mandato me in sua vece.

Traversò senz'altro con tutta sicurezza quella prima cameretta che serviva d'entrata, e s'intromise nella seconda stanza, nella quale vide un letto su cui giaceva un uomo. Mandò un'esclamazione e in un salto fu presso il giacente. In costui aveva riconosciuto Barnaba.

CAPITOLO VIII.

Torniamo indietro di due giorni, a quella sera ed a quel momento in cui Barnaba cadeva sulla neve della strada, trafitto alle reni dall'affilato pugnale di Graffigna. Abbiamo visto che nell'ombra della notte due persone accostantisi al luogo del commesso delitto, apparivano agli occhi spaventati di Marcaccio, il quale gettando l'allarme come se fosse loro addosso la forza pubblica, fuggiva e faceva fuggire il suo complice.

Que' due uomini erano invece, come già fu detto, Macobaro l'ebreo, e il marito di Paolina, che ultimi erano usciti dalla bettolaccia di Pelone. Il vecchio rigattiere che giunse primo sopra il caduto, lo schivò col suo passo barcollante per l'età, e mormorò fra i denti: