Il Commissario affondò le sue mani nelle lunghe tasche del suo soprabito, posò il mento sul cravattone e fece due giri per la stanza, assorto in profonda riflessione. Poi tornò a piantarsi alla sponda del letto del suo subordinato.
— I vostri sospetti non li accuso più d'impossibili, diss'egli; ma l'affare è molto delicato e conviene trattare con prudenza molta.
Esitò un momentino e poi con brusco accento, come se l'avesse amara seco per dover pronunziare quelle parole:
— Che cosa penserete voi dover fare? domandò.
— Poco o nulla rispose Barnaba. Raccogliere tutti gli indizi possibili, ma quasi di soppiatto, sorvegliare attentamente, ma senza che appaia. Sarebbe buon partito mostrare d'aver preso uno svarione e mettersi apparentemente in una falsa strada; oppure far vedere che, disperati di venirne a capo di nulla, si rinuncia alla ricerca..... Intanto io, grazie a Dio guarirò e se non si dà imprudentemente la sveglia, farò cogliere al covo tutta la masnada.
— Guarite dunque presto: conchiuse il Commissario. Verrò a tenervi informato d'ogni cosa che avvenga, e consulteremo assieme.
Barnaba fece un piccolo moto.
— Non temete, s'affrettò a dire il signor Tofi, userò ogni fatta precauzione, perchè non mi si veda.
— Va bene... la ringrazio: soggiunse il ferito: ma perdoni ad una mia domanda, di cui Ella comprenderà per me l'importanza. Come giunse Ella a scoprire la mia dimora?
Tofi stette un momento a pensare, poi non vedendo inconveniente nessuno nel dir la verità, raccontò tutto quello che era successo al povero Andrea. Barnaba confermò che questo disgraziato era stato tutta quella notte con lui e pregò vivamente perchè il Commissario s'adoperasse a farlo liberare. Il signor Tofi ciò promise e mantenne la parola. Quattro giorni dopo il suo arresto, Andrea era restituito alla libertà. L'infelice appena fuori della porta del carcere, corse come un indemoniato all'ospedale dove aveva lasciato sua moglie, che gli pareva mille anni non aver più vista... Aimè! Era troppo tardi!