Andrea andò quasi correndo fino al letto in cui aveva lasciato sua moglie.

— Paolina, Paolina, voleva gridare, finalmente sono qua di nuovo.... e non ti lascierò più.... e verrò tutti i giorni; ma l'emozione lo serrava talmente alla strozza che non altro potè uscirne fuori, che una specie di rantolo.

Il pover'uomo benedisse questa emozione che gli impediva il parlare, poichè vide la donna che giaceva in quel letto così immobile e tranquilla che ben pareva immersa in placido sonno. Volta sopra un fianco, ella si copriva colle lenzuola la faccia, sì che non se ne potevano scorgere i lineamenti. Andrea volendo rispettare quel sonno prezioso, si accostò pian piano e sedette sopra lo scanno che si trovava appiè del letto, fissando quella testa che mezzo si nascondeva sotto le coltri.

— Il dormire le fa del bene: diceva frattanto fra sè: poverina! che sorpresa l'aspetta ora che si svegli!... La mi domanderà dove sono stato e che cosa ho fatto... Come ho da risponderle?... La verità, no: troppo le sarebbe crudele; se v'è caso in cui debba essere perdonata una bugia, si è questo... Le dirò che sono stato a lavorare... sì, che ho trovato dove allogarmi ed assai bene... Ciò invece le gioverà... E poi la mi domanderà dei bimbi... E le dirò che stanno bene; e che glie li condurrò domani... Quel buon signore che li ha condotti all'ospizio e che venne a darmene delle nuove mi assicurò che son sani e vispi... Ho ancor io tanto bisogno di vederli!... Ma la mia prima visita non poteva essere che per te, mia buona Paolina, mia cara Paolina... Ah come mi sono accorto che ti voglio bene, sai!... Ad esser lontano ho sentito che tu mi sei necessaria alla vita; vedendoti a soffrire ho capito che ti volevo ancora il gran bene d'una volta, perchè darei mille delle mie vite per allungarti e far lieta la tua... E son io che ti ho fatto soffrire... Oh me scellerato!... Ma d'ora innanzi...

Gli parve che l'inferma avesse fatto un moto, ed egli si levò di scatto per essere pronto a gettarsi su di lei e baciarla. La giacente aveva sì cambiato un poco la mossa, ma non s'era sveglia. Però la faccia rimaneva ora un pochino più scoperta, ed Andrea, mirando quella piccola lista di fronte che si presentava ai suoi sguardi, ricevette una strana impressione.

— La non mi par lei: disse facendo un passo indietro quasi con isgomento.

Guardò dintorno e riconobbe che quello era proprio il letto in cui aveva lasciata Paolina, mirò il numero, ch'egli sapeva discernere, e vide che non s'era sbagliato; ma pure più e meglio guardava quella testa, lo stare di quel corpo abbandonato e più gli sembrava che la donna giacente in quel letto non era la sua Paolina. Una vaga inquietudine lo prese. Che cosa non avrebbe dato per saper leggere ed appurare qual nome fosse scritto sul cartellino che pendeva a capoletto? Mentre si guardava ansioso dintorno come per cercare mezzo alcuno di sincerarsi, ecco accostarsi a quella volta la suora di carità ch'egli aveva veduta dare le sue cure a Paolina. Andrea le mosse all'incontro con un'esclamazione quasi di gioia:

— Ah! mi dica Lei come sta la mia Paolina... È ben sempre in questo letto, è ben essa quella che vedo? Sono qui da cinque minuti; ma la dorme sempre... Ciò le farà del bene, non è vero?... E che cosa dicono i dottori?

La faccia della monaca si turbò talmente che Andrea ne rimase spaventato.

— O Dio! soggiunse, la trovano forse peggiorata? Era essa molto male alla visita di questa mattina?