Il marchese mandò un lieve sospiro di soddisfazione; avrebbe udito sulle labbra del vecchio prete i consigli della vera religione e la vera voce del dovere.
— Solo? domandò egli.
— Signor no: vi è pure il segretario.
Baldissero sostò un momento; parve esitare; si domandò a sè stesso se dovesse o no vedere in quel momento il giovane della cui sorte trattavasi, se e quale effetto la vista di lui avrebbe prodotto sulla definitiva risoluzione ch'egli doveva prendere. L'esitazione fu corta: si disse che era appunto il meglio lo studiare ancora, subito, in tal punto, la fisionomia di quel giovane; entrò risolutamente nel gabinetto di studio. I due che stavano colà seduti si alzarono con rispetto; e il vecchio sacerdote fece un passo verso il marchese, come si fa per la persona che giunge desiosamente aspettata; ma Baldissero aveva rivolto lo sguardo e l'attenzione esclusivamente sopra Maurilio. In quel momento la sua impressione tornò ad essere quella poco favorevole che ne aveva avuta la prima volta in cui il giovane era comparso ai suoi occhi. Quella testa grossa, ispida, direi quasi, e quelle sembianze tormentate; quell'occhio affondato e quella bocca larga a labbra pallide e sottili; quel corpo ricurvo e quelle manaccie grossolane gli presentavano un complesso così lontano dal tipo aristocratico di eleganza e di leggiadria che era quello della sua famiglia, e il quale così egregiamente era incarnato nella infelice sua sorella, che il marchese non potè a meno di dirsi: «È impossibile che costui sia mio nipote.»
Don Venanzio cominciò egli a parlare.
— Signor marchese, eccoci ancora ad implorare la sua protezione per un altro massimo favore.
— È cosa che riguarda Lei? domandò Baldissero sviando finalmente gli occhi dalla faccia di Maurilio, il quale sotto a quello sguardo, freddamente scrutatore e quasi ostile, sentiva, per la naturale sua timidità, confondersi e smarrirsi. Il tono poi con cui era fatta la domanda del marchese diceva chiaramente: «Badate che se si tratta d'un interesse vostro, Don Venanzio, sono dispostissimo a soddisfarvi, non così se si tratta d'altri.»
— No, signore, rispose il parroco, riguarda anche ciò questo mio figliolo d'adozione.
Il marchese non diè risposta alcuna; sedette e fe' cenno agli altri due sedessero anche loro; la sua mossa era quella d'un uomo disposto ad ascoltare.
Don Venanzio, senz'attendere altra licenza, prese ad esporre ciò che per essi volevasi. Disse della misteriosità della nascita di Maurilio, dei segni di riconoscimento trovati appo lui, del caso meraviglioso che pochi giorni prima li aveva posti a contatto colla Gattona, della certezza che ci aveva costei conoscere la famiglia a cui apparteneva il giovane, dell'obbligo che quella vecchia mendicante si era assunto di svelare la verità dopo due giorni. Soggiunse come fosse allora intravvenuto un nuovo fatto, l'intromettersi cioè del gesuita, fra' Bonaventura, di cui narrò il colloquio cercato ed avuto la sera innanzi con Maurilio. Stupito e messo in sospetto da ciò, egli stesso, Don Venanzio, era tornato dalla Gattona ad interrogarnela, e non aveva potuto trarne fuori se non che la chiave del segreto era davvero in mano di quel gesuita di lei confessore, e ch'ella non altrimenti avrebbe parlato che se il frate glie ne avesse dato licenza. Don Venanzio aveva capito che quella vecchia, o direttamente o per mezzo del gesuita, aveva fatto conoscere alla famiglia, forse potente, di cui Maurilio aveva diritto di portare il nome, che il fanciullo voluto smarrito era lì, pronto a rivendicare i suoi diritti; e quella famiglia aveva forse empiamente deciso di respingerlo. In tale emergenza egli aveva pensato ricorrere eziandio alla efficace protezione del marchese. Era un'opera di giustizia e di carità che doveva tentare il generoso animo d'un tant'uomo. Come se già sapesse appuntino i dubbi e le obbiezioni che voleva sottoporgli e intorno a cui voleva consultarlo il marchese, tutte combattè e distrusse le sofistiche ragioni che si vorrebbero accampare per esimersi dal sacrosanto dovere di riconoscere quell'abbandonato fanciullo, e lo fece con quell'eloquenza bonaria e semplice del cuore che è la più efficace su persona d'animo eletto, e ci mise tanto calore che non so chi non ne sarebbe stato vinto.