E intanto il giorno se ne andava e in quell'annuvolato aere scendeva assai presto il primo scuriccio della sera. Maurilio, intirizzito ornai dalla brezza invernale che spirava gagliarda, vide finalmente una carrozza che veniva a quella volta al trotto serrato d'un cavallo di prezzo. Questa carrozza si fermò innanzi al portone, un giovane signore ne discese frettoloso con aria visibilmente preoccupata ed entrò nella casa. Maurilio indovinò che con quel signore era giunta la novella, e dal volto del messaggiero capì che la non era lieta. Era diffatti il conte San-Luca che veniva a preparare la famiglia alla luttuosa vista del figliuolo ferito. Il sangue diede un rimescolo al nostro giovane; avrebbe voluto entrare colà e domandarne, e non osò; vide il conte venir fuori della casa, la faccia ancora più conturbata di prima, salir nel legnetto e questo ripartire, senza ch'egli avesse la risoluzione di spiccarsi dal luogo, di fare checchessiasi.
E di qual misura era la disgrazia che ormai non dubitava più fosse capitata a Francesco? Stette lì ad aspettare ancora senza sapere al giusto che cosa. Mezz'ora dopo giungeva a lento passo la carrozza che portava il ferito. Nelle tenebre della sera, Maurilio si cacciò innanzi di guisa da scorgere il meglio possibile, s'appiattò dietro il tronco di un albero là dove la carrozza doveva voltare per entrar nel portone, e mentre questa gli passava a un metro appena di distanza, gettò in essa avidamente lo sguardo. Travide la faccia pallida di Francesco appoggiata alla spalla di Giovanni Selva; negli occhi sbarrati del ferito che fissavano la casa paterna, scorse l'ansia ed il dolore fisico e morale. Maurilio non fu visto da nessuno; e' si ritrasse indietro quasi con ispavento e con orrore di sè medesimo. L'empio desiderio che nell'accesso del suo geloso furore aveva poco prima formolato, gli tornò in memoria come un rimorso, e gli parve poco meno che d'esser egli eziandio colpevole di quel sangue.
Dal suo nascondiglio vide sotto il portone, di cui Bastiano aveva spalancato le imposte, le dolorose accoglienze cui padre, madre e sorella facevano al povero ferito, che con riguardosa cura fu tratto fuor di carrozza e condotto al piano superiore; vide traverso i vetri delle finestre dell'abitazione il correre di qua e di là di lumi per l'affaccendarsi a provvedere le cose occorrenti al misero giovane; voleva entrare e domandarne e non osò: sperava che uno di quelli che accompagnavano Francesco uscisse ed egli potesse da lui informarsi e nessuno veniva. Finalmente il pensiero di Virginia, la quale stava sempre attendendo, che in lui s'era affidata, ed alla cui fiducia non voleva fallire, lo decise; entrò, chiese di Selva, lo ebbe a sè, apprese come stessero le cose, e addoloratissimo prese correndo la via del ritorno al palazzo Baldissero.
Virginia aveva giustamente mandato in cerca di lui. Maurilio le comparve innanzi ancora tutto affannato della sua corsa.
— So che il suo amico è stato ferito, le diss'ella con una specie di brusca vivacità che era irrequietezza dell'animo commosso e sgomento; ma se e quanto sia pericoloso il suo stato, lo ignoro. Può Ella apprendermi il vero?
Maurilio mestamente le ripetè quanto a lui medesimo aveva detto poc'anzi Giovanni.
La ragazza lo ascoltò fredda, immota, si sarebbe detto quasi indifferente. Quand'egli ebbe finito, essa fece un moto della testa che significava insieme ringraziamento e congedo, e disse semplicemente, ma la sua voce tremava un pochino:
— La ringrazio.
Il giovane uscì, e Virginia abbigliatasi e comandato alla fante si abbigliasse per accompagnarla, voleva accorrere presso di Francesco a vederlo, confortarlo, apprendere co' suoi occhi medesimi la fatal verità.
— S'egli morisse, pensava, ed io non potessi manco più dargli un addio!