— E se s'insegna il male?
— I padri di famiglia sono essi tali da volere che i loro figli sieno allevati nel male?
— Ma sono essi giudici capaci di discernerlo questo male?
— Meglio che lo Stato. Saranno pochi fors'anco al presente gli uomini illuminati che conoscano il vero, ma saranno sempre più illuminati che gli agenti del Governo, e sopratutto sono più vicini al luogo in cui l'insegnamento s'impartisce, ai maestri ed ai discepoli, che non il governo centrale. Il giudizio di costoro aiutato dalla libertà di parola e di stampa sarà la migliore delle guarentigie.
— Le innovazioni sono sempre pericolose, qualche volta tremende; quanto meno vanno fatte poco a poco chi non voglia mettere a soqquadro tutta la società. Il passato ha pure piantato nella compage sociale le sue radici e se vogliasi svellerlo improvvisamente qual turbamento non ne accade!... Nelle innovazioni ch'Ella vagheggia, io veggo la morte dell'ordine vigente e successore il caos.
— Questo mondo non è un luogo di riposo in cui la società si possa addormentar nella quietudine. La vita è una lotta; l'umanità sta compiendo senza interruzioni un dramma indefinito. Impedite, indugiate, cercate di soffocare il moto; l'atto si conchiuderà con una catastrofe. Certo è sovente pericoloso l'innovare, ma noi siamo in tempi in cui è più pericoloso ancora il volere star fermi alle forme antiche. Il passato non ha più abbarbicato le sue radici che alla superficie; nell'intimo della compage sociale le sono tutte assecchite. Esso ebbe certo i suoi momenti di gloria e di grandezza, ma il più spesso fu cagione ai popoli di crudeli patimenti, e i popoli hanno deliberatamente fatto divorzio da lui. Sarebbe vano sperare che si possano ancora quietare in quelle viete forme. Bisogna adunque necessariamente innovare. La riforma politica non basta, ci vuole la riforma sociale o dirò meglio economica. Nella sommossa d'operai che ebbe luogo qui stesso, nella quieta e, diciamolo pure, indietrata Torino, la politica non ci entrava per nulla. Non fu nè lo spirito di nazionalità, nè l'aspirazione a franchigie costituzionali che non capiscono, a movere quella turba, fu il disagio materiale, una sofferenza economica, fu la fame. Sia pure che alcuni abbiano approfittato per altri fini dello sdegno di quegl'ignoranti, ma le cagioni di quello sdegno esistono e non saranno i cannoni nè le carceri che le toglieranno.
Qui il giovane s'interruppe, quasi dubbioso finalmente di dir troppo e di parlare con audacia soverchia: ma il Re gli fece un cenno benevolo perchè continuasse.
— Avanti, avanti: disse. Siamo appunto a quell'argomento che più mi premeva udir trattare da Lei colle sue idee.
Maurilio si passò la destra sulla fronte come per condensarvi ancora meglio i pensieri che vi pullulavano, e dopo un istante seguitò il suo discorso.
— La nuova direzione che hanno preso gli spiriti moderni, cui col loro meraviglioso istinto travedono inconsciamente anche le masse, è contraddistinta da due speciali caratteri. Uno è la soppressione di ogni privilegio, val quanto dire quella uguaglianza di cui parlavo testè, la quale nella sua formola più elevata non riconosce altra differenza fra gli uomini che quella derivante dalle virtù personali e dalla capacità provata coi servizi resi alla civile comunanza; l'altro è la libertà, val quanto dire il diritto riconosciuto a ciascuno di svolgere le proprie facoltà e di farne quell'uso che crede migliore pel vantaggio delle società e pel suo particolare. La libertà ha quindi tante forme quanti vi hanno modi diversi nella capacità dell'uomo, quanti vi hanno ordini di facoltà. Havvi dunque la libertà religiosa la prima di tutte, perchè è la suprema consecrazione dell'affrancamento del pensiero; la libertà politica che si esercita sia coll'intervento de' popoli nel loro proprio governo per mezzo de' loro rappresentanti che determinino l'imposta, misurino le pubbliche spese e facciano le leggi, sia per mezzo della facoltà di esprimere e pubblicare le proprie opinioni; vi ha la libertà del Comune, per cui ciascuna delle piccole agglomerazioni d'individui che costituiscono questo primo e più naturale nucleo sociale del municipio possa provvedere a se stessa, ai proprii interessi, di cui è giudice meglio acconcia dello Stato; havvi infine la libertà del lavoro, libertà naturale, cui pur tuttavia i Governi hanno poco saggiamente impedita con regolamenti, paralizzata con monopolii e schiacciata sotto il peso delle tasse. La libertà del lavoro implica necessariamente la libertà dell'associazione industriale; questa di associarsi essendo l'uso che l'uomo è più facilmente spinto a fare della sua libertà.