Carlo Alberto tese una mano sul tappeto verde come a richiamare maggiormente l'attenzione del suo uditore.
— Se un re, disse lentamente, si decidesse a concedere al suo popolo una costituzione rappresentativa nella quale la proprietà e l'intelligenza fossero chiamate a concorrere alla legislazione del paese, secondo il suo parere, non sarebbe neppure abbastanza per rispondere alle esigenze della democrazia?
— No: rispose arditamente il giovane plebeo.
Il Re fece un moto tra di meraviglia, tra di scontento e ritrasse indietro la persona che aveva chinata verso la tavola.
Maurilio riprese con più modesto accento:
— Quel sovrano compirebbe certo un progresso, un evidente progresso, ma non soddisfarebbe a tutti i postulati del problema, non incarnerebbe tutto il concetto della democrazia. La libertà politica è una gran cosa, ma non è la sola, e limitata a certe classi di persone lascia all'infuori una turba di scontenti che si prepara esca al fuoco della rivoluzione. Si ha bisogno di libertà di credenze eziandio, di libertà commerciale, di libertà amministrativa. È necessario effettuare anche gli altri due termini: fraternità ed uguaglianza, e per ciò occorrono modificazioni nell'assetto sociale.
— La fraternità ce l'insegna la nostra santa religione e si traduce nei fatti colle opere della beneficenza. L'uguaglianza è una cosa impossibile, perchè sarà impossibile sempre che non vi sieno ricchi e poveri, virtuosi e disonesti, laboriosi e faciniente.
— La carità, virtù sublime, non è che un rimedio empirico ai mali sociali: deve di tanto scambiarsi a poco a poco il mondo che non vi sia bisogno più che uno ne abbia d'uopo e che altri l'eserciti. L'uguaglianza che vuole la democrazia non è un'uguaglianza, veramente impossibile, di condizioni materiali, ma l'uguaglianza di diritti, uguaglianza di libertà nello sviluppo di ciascuna personalità, uguaglianza d'istruzione fondamentale. Non vi ha inuguaglianza sociale perchè uno sia ricco e l'altro povero, ma perchè questo è ignorante e quello istrutto; e qualunque rivoluzione si faccia se non si comincia da questa base fondamentale, vi sarà sempre disparità fra gli uomini ed ingiustizia nei rapporti sociali, perchè colui che non sa nulla non potrà esser mai l'uguale di chi sa qualche cosa. Dare a ciascuno cognizioni sufficienti perchè possa trar profitto delle sue facoltà, regolare le proprie faccende e comprendere i veri interessi della patria, ecco la vera uguaglianza. Fra uomini condotti a tal punto la ricchezza non importa: sono tutti pari.
— Ella farebbe dunque dello Stato un insegnante universale che desse a forza l'istruzione a tutti i suoi cittadini?
— No. Lo Stato io vorrei anzi che facesse il meno possibile in ogni cosa. Lo scopo dell'ordine sociale è lo sviluppo il più completo delle facoltà dell'individuo, quindi il potere dello Stato deve necessariamente essere ristretto in limiti definiti: e quanto più cesserà l'azione di questo, tanto meglio avrà luogo l'azione dell'individuo. La formola del mondo politico antico era falsa e va compiutamente rovesciata. Non è l'individuo che sia fatto per lo Stato, ma è lo Stato che esiste per la maggiore felicità dell'individuo. Assicurare a ciascuno dei membri della società il più alto perfezionamento morale, intellettuale e fisico che permetta la sua natura, ecco la funzione dello Stato, ecco la cagione per cui gli uomini si associano. In questa bisogna dell'istruzione lo Stato, per dir meglio la legge, dovrebbe volere ad ogni modo che i cittadini fossero istrutti, ma dovrebbe in pari tempo lasciare che insegnasse chiunque volesse...