— Maturi! maturi! Ma come si farà a decidere che un popolo è oramai maturo alle pubbliche libertà, se mai non gli si concede di fruirne. È lo esercizio delle medesime che deve maturarlo. D'altronde questo è un diritto sacrosanto dei popoli cui nulla può sospendere, e meno ancora togliere.

Il Re fece un movimento, ma il giovane non se ne accorse.

— La società, sotto il rispetto degl'interessi politici, deve ai suoi membri, non solamente l'indipendenza all'estero e la sicurezza all'interno, ma deve loro i mezzi di esplicazione d'ogni loro sentimento e capacità, deve permettere lo sviluppo in tutti i sensi della personalità individuale. Ora la parte politica è ella così poca cosa perchè si possa impunemente tagliar via dall'esistenza d'un individuo che ha diritto e dovere d'essere un cittadino nella sua patria? Per sapere amar questa a dovere, bisogna prendere una parte diretta agli affari del proprio paese. Interdire al popolo la vita politica, è un chiuderlo nella stretta cerchia dei bassi godimenti e delle preoccupazioni materiali; è un corromperlo e degradarlo.

— Che dice Ella mai? esclamò il Re con qualche maggior vibrazione d'accento. Il mio Governo sarebbe corruttore e degradatore?

— Si sforza a tutto potere di non esser tale, e si trova in una contraddizione che lo fa cader nell'assurdo. Più logica l'Austria, manifestamente favorisce la mollezza e direi anzi la scostumatezza dei suoi soggetti.

— Far partecipare al Governo il popolo! ma la è una utopia. Dove si vogliono impiantare delle Costituzioni liberali si crea una finzione: si costituisce quello che si chiama un paese legale, una strana oligarchia di elettori che col vero paese ha meno rapporti e meno compartecipazione d'interessi e di pensieri di quello che non abbia la monarchia qual è ora costituita.

— Vostra Maestà ha ragione; ma quelle forme costituzionali, anche come finzione, sono una guarentigia. E codesto che cosa prova? Che le libertà politiche devono essere le più ampie possibili; e inoltre che anche essendo tali non bastano ancora per se stesse a far felice e prospero un popolo, non contengono in sè compiutamente tutta l'attuazione del pensiero della democrazia. La politica corrisponde ad una parte — una gran parte, è vero, ma che pure non basta per sè sola a formare il tutto — dei bisogni, delle aspirazioni, dell'esplicamento dell'umana natura. No, tutta la vita d'un popolo non è costretta nel cerchio di quel preteso paese legale cui costituiscono gli abbienti, aggiungiamovi pur anche gl'istrutti; no, le classi cosidette liberali non hanno in alcun modo autorità di considerarsi come la rappresentanza legittima di tutto il corpo sociale. Ci sono altri interessi diversi ed anche in opposizione ai loro, che hanno diritto di aver la propria voce e il soddisfacimento. Tutti i cittadini hanno un diritto uguale ad intervenire, sotto l'una o l'altra forma, nell'amministrazione della cosa pubblica che tutti li riguarda: e se le masse popolari trovansi momentaneamente ridotte per ignoranza ad una sorta d'incapacità politica, è obbligo di tirarle al più presto possibile fuori di quello stato d'inferiorità e metterle in grado di esercitare i loro diritti con discernimento, in luogo di confiscarglieli ingiustamente. La democrazia non vuole la libertà solamente per una o più classi, ma per tutte.

Carlo Alberto si chinò verso il suo audace interlocutore.

— Ella vuole adunque il suffragio universale? E per far capace di esercitare questi suoi diritti la plebe ignorante, Ella vorrebbe — l'ho letto nelle sue pagine — l'istruzione obbligatoria?

— Sì: rispose quasi fieramente Maurilio. Voglio tutte le libertà, salvo quella dell'ignoranza. Perchè un uomo possa essere libero bisogna che sappia quel che si voglia. La plebe deve avere coscienza di se stessa e dei suoi diritti e dei suoi bisogni, mercè l'istruzione. Ella non può accettare la tutela delle classi colte se non in quanto queste si mostrano zelanti a fare il bene di lei: non può amare un governo se non riconosce in esso la volontà e la capacità di migliorare le condizioni in cui la si trova; bisogna che ella stessa sia posta in grado di concorrere, massimamente da sè, a redimere e migliorare se medesima.