— Sì Maestà, se così vuole.

— Voglio.... E desidero anzi ch'Ella parlando al monarcato oblii il monarca e non veda che un uomo desioso di conoscere esattamente il pensiero di quella democrazia di cui Ella ha abbracciata la causa.

Maurilio si raccolse un momento. Quel tumulto che aveva nel capo si convertiva in un sobbollimento di idee che gli si accalcavano ad un tratto e facevano ressa nel suo cervello: colla contenzione della volontà mise ordine a quella confusione, e dopo un poco, sentita con suo gran piacere diventare lucida la mente, cominciò a parlare, e si espresse con un'eleganza, con un'eloquenza, con una chiarezza dalle quali questa povera prosa è ben lungi pur troppo.

— Sì, il male è la condizione inesorabile della esistenza umana, ma non così che sia fatalmente irrimediabile. Dal male l'umanità deve camminare e cammina verso il bene: e l'opera più santa dell'ingegno, della volontà, della potenza dell'uomo è quella che concorre a redimere da siffatta tirannia del male la nostra grande famiglia. È questo il gran lavoro della democrazia; anzi la democrazia bene intesa non è che il risultamento, l'effettuarsi negli ordini politici, sociali e civili di quella successiva miglioria delle umane condizioni, come la libertà è l'ambiente necessario, senza cui quest'opera non può approdare. Nè la democrazia va confusa colle temerità comunistiche o cogli eccessi rivoluzionari, chè questi e quelle non sono di lei essenza, anzi il più spesso ne sono la negazione, e saltan fuori sempre per riagire contro la soverchia compressione di quegli interessi che, avendo il potere e vivendo dell'uso ed abuso delle istituzioni del passato, impediscono con tenace resistenza ogni rinnovamento, ogni miglioria. Il male terreno — come tutte le cose umane — ha in sè una gran parte di relativo. Perfino nella morale, intorno a qualche punto che forse s'impone assolutamente allo spirito dell'uomo, ondeggia una quantità di precetti e di principii che noi, a seconda del minore o maggiore sviluppo acquistato dal senso morale, o vediamo, o travediamo o non vediamo. Peggio è nelle istituzioni politiche e sociali. Il meno male di ieri è il male d'oggi, quello che è un vantaggio pel presente sarà un danno o un inciampo da torsi nell'avvenire. Codeste istituzioni sono alla società come gli abiti ad una persona che cresce: a misura che il suo corpo si ingrandisce le vesti diventano impacciose e non gli si adattan più, e se si continua a portarle si strappano, e conviene assolutamente rimutarle. Ora l'umanità è una gran persona che intellettualmente e moralmente cresce sempre e si sviluppa all'indefinito. Ecco il perchè di questa continua irriquietudine dei popoli che non possono lungamente stare immobili, costretti in una forma, la quale da principio loro si confaceva, e poi a poco a poco è divenuta e diviene loro sempre più disadatta.

— Il lavoro dell'umanità, disse allora il Re col suo indefinibile sorriso, è adunque nient'altro che un'interminabile tela di Penelope.

— No: riprese con vivacità Maurilio a cui la tensione della mente aveva tolto oramai ogni timidezza: no, perchè l'umanità non cessa mai, è vero, dal suo lavoro, ma pure non distrugge nè rende inutile quello del passato, nè se la prende da capo per rifarlo. Qualche cosa rimane sempre di acquistato al patrimonio umano, e sulle costruzioni delle epoche trascorse ogni epoca nuova viene ad aggiungere la sua per innalzare l'edificio della civiltà. È nè più nè meno che un'imitazione dell'opera della natura, è un necessario uniformarsi ad una legge universale di progresso che regola tutto l'universo. Anche la natura sembra aggirarsi in una vana e inconcludente ripetizione de' suoi fenomeni: la notte succede al giorno e il giorno succede alla notte, come la state al verno; ma frattanto con progresso, che a noi meschine creature limitatissime nel tempo torna d'incalcolabile lentezza, ma che forse in realtà è più rapido che non possiamo immaginare, viene scambiando la sua veste esteriore, la forma estrinseca del mondo, o, dirò meglio, dei mondi, di epoca geologica in epoca geologica, attuando un sempre diverso, e forse non è sacrilegio il dire un sempre più perfetto pensiero del Creatore. V. M. non ha bisogno ch'io le citi a rincalzo del mio argomento la storia per quanto riguarda le istituzioni umane. Dalla caduta dell'Impero romano soltanto, per quante forme non è passato il vivere civile dei popoli! Il feudalismo, poi i Comuni, poi i principati, poi le grandi monarchie di cui l'ultima espressione fu il temerario sogno di dominazione universale del Buonaparte. Sotto di lui cadde definitivamente l'antico diritto della forza ch'egli aveva voluto ristaurare valendosi della democrazia, la quale s'intromise nel mondo colla rivoluzione francese. Questa democrazia era pure già apparsa alle menti più acute di alcuni grandi uomini nei secoli precedenti: inavvertita in gran parte e non conosciuta, aveva ispirato gli scritti dei filosofi del secolo XVIII; ed anzi già aveva parlato colle utopie di qualche ingegno bizzarro che antiveniva i tempi, coll'audace spirito d'esame di Descartes, colle speculazioni di Leibnitz; aveva preparatosi il terreno colle tenebrose, in gran parte folli, ma in parte pur generose mene delle sêtte degl'illuminati e dei frammassoni; ma il suo primo penetrare nella realtà della vita, il suo passaggio nell'ordine dei fatti avvenne colla iperbolica e forse anco puerile dichiarazione dei diritti dell'uomo nella rivoluzione francese, si vestì di formola concreta nella sublime iscrizione di quella fatale repubblica: libertà, fraternità, uguaglianza. Questa formola è il riassunto fatto dal secolo progredito dello spirito del Vangelo: è la legge ed i profeti della democrazia.

«Ora l'attuarsi di questa democrazia, l'applicazione di questa formola ai fatti è l'opera che prepara il nostro secolo e che vedrà compiuta il venturo. Benemerito e benedetto da Dio e dagli uomini chi ci concorre e l'aiuta!...

S'interruppe come per prender fiato. Carlo Alberto, dall'ombra che gettava sulla sua fronte il coprilume, guardava fisamente la faccia che s'era animata, gli occhi che erano diventati brillanti del giovane plebeo. Era esso affatto nuovo cotal linguaggio a quelle orecchie di re? Certo che sì; ma forse non erano affatto nuove le idee che esprimeva. Forse nelle sue taciturne e solitarie meditazioni, vaghe forme di simili pensieri s'erano presentate alla sua mente curiosa ed inquieta, alla sua anima avida di fama, al suo spirito non salvo dall'influsso delle idee moderne. Egli era nato in quell'epoca appunto che simili principii facevano una sì violenta irruzione nel mondo antico della monarchia del privilegio e lo mandavano a catafascio; sua madre l'aveva portato in collo in mezzo alle turbe del popolo che si scuoteva al suono di quei tre motti meravigliosi ora ricordati da Maurilio: libertà, fraternità, uguaglianza, e li leggeva ad occhi larghi sulle cantonate senza pur capirli; non solamente un'ambizione di trono l'aveva spinto nel 1821 a farsi fautore d'un movimento che chiedeva al trono franchigie di vita politica e indipendenza dallo straniero. Le convinzioni leali e profonde d'un'anima generosa hanno pur sempre, quando si manifestano, un'efficacia, un fascino su chi le ode; e l'animo del re, non alieno alla nobile passione d'una fede, di una calda adesione ad un principio, non era avvezzo a sentire intorno a sè l'eloquente linguaggio d'uno spirito convinto, d'una strenua credenza. Provò per quell'audacia di parola che gli spiegava dinanzi i sogni d'una giovanile esaltazione, una strana simpatia. Fece un lieve atto che indicava avrebbe egli parlato e disse con voce contenuta, quasi sorda, ma che pur non mancava d'una certa armonia:

— Ma come avrebbe ella da tradursi in atto questa democrazia, di cui Ella mi vanta le glorie, la giustizia e la necessità? Colla libertà dei popoli; ma l'uomo è egli abbastanza progredito — ammettendo l'idea del progresso — per poter godere di questa libertà senza abusarne? Date libertà ai tristi, e se ne serviranno per far male. Ora, volendo pur anco credere con Lei che il male viene via scemando, siamo noi già in tal buona condizione che la maggioranza degli uomini non sia di tristi e di ignoranti facili a traviarsi? Diamo libertà a codestoro, e quali ne saranno gli effetti? Per venire all'applicazione d'un caso concreto, supponiamo che la Monarchia del Regno di Sardegna voglia modificare, o temperare il suo potere assoluto che ricevette dai secoli precedenti, crede Ella che i nostri popoli sieno abbastanza maturi per godere con vantaggio di politiche franchigie, di una diretta intromissione nella pubblica bisogna?

Maurilio interruppe con una vivezza che un cortigiano avrebbe trovata supremamente contraria all'etichetta.