— Ella dunque mi ha riconosciuto?

Maurilio aveva chinato gli occhi, quasi pauroso d'essere abbacinato dai raggi di quel Giove che rivelava la sua divinità; ma in quella voce che gli aveva ora parlato c'era tale un sentimento affatto umano di stupore senza sdegno, di contrarietà senza minaccia, ch'egli risollevò lo sguardo su quel volto pallido che gli traspariva nell'ombra mandata intorno dal coprilume. Il nume terreno non era nè abbagliante, nè terribile: sulla fronte portava le rughe incavate dai dolori dell'uomo; negli angoli della bocca stavano le pieghe che vi disegnano i dubbii, i sospetti, i timori d'un'anima travagliata.

— Toltogli il manto e la corona di re, pensò Maurilio, è un uomo al pari di me. Posso, devo parlargli come uomo ad uomo.

— Sire, diss'egli allora, senza cortigianeria, ma con rispettoso ossequio: crede Ella che gli sguardi di tutto un popolo non si volgano desiosi verso colui che rappresenta ai suoi occhi tutta l'autorità della legge, tutto il potere di fare il suo bene e il suo male? Quando egli passa in mezzo alle turbe frequenti nella pompa del suo corteo, come una visione di splendore, come un Nume che traversa la terra all'infuori e al di sopra delle miserie comuni, tutti gli animi come tutti gli sguardi si volgono a lui con muta invocazione. Sono migliaia e migliaia di petti che domandano, che sperano, che anelano da quell'essere superiore e dominante la felicità od almanco il sollievo delle loro sventure.

— E domandano l'impossibile: proruppe con qualche vivezza il Re. Che possiamo far noi? In quanti ostacoli non s'urtano le nostre migliori volontà!... Aimè! Più facilmente si può fare il male che il bene.

— Sì, è vero, domandano l'impossibile: riprese Maurilio, a cui l'ardimento e le parole venivano; perchè non è e non può essere nel potere arbitrario d'un uomo cambiare ad un tratto le condizioni onde chi si lamenta riesce infelice: questo è il fatto delle istituzioni, delle leggi e de' costumi..... Ma quell'uomo che Iddio ha posto al di sopra degli altri ha molto maggiore influsso nella sua azione per modificare quegli elementi. Quindi l'istinto popolare, aiutato dalle tradizioni monarchiche del nostro paese, il quale venne composto, plasmato, direi quasi, dall'operosità e dalla forza di volere dei duchi della Casa di V. M., non ha torto a rivolgersi con sì accese speranze e con sì sollecita aspettazione a quella Reggia onde tutto finora si mosse il progresso civile nel paese. Io stesso, quante aspirazioni e quanti voti non rivolsi al monarcato ed al monarca! E benedico la fortuna che me, umile e nullo fra i cittadini, volle porre in presenza di chi tiene in pugno la parte maggiore dei nostri destini.

Carlo Alberto guardò per un momento in silenzio quell'individuo che ad un tratto aveva acquistato tanta audacia di parola.

— Ella dunque, disse poi, è disposta a dire al monarcato ed al monarca tutto il suo pensiero?

Maurilio s'inchinò in segno d'assentimento.

— A svolgere il commento delle idee che ha espresso in queste pagine: continuò il Re battendo una mano sul manoscritto di Maurilio; ad adombrare la pratica attuazione delle sue teorie?