— Ho letto alcune pagine di quel suo scritto in cui con molto.... (esitò come per cercare una parola acconcia che non gli veniva alle labbra) con molto ardimento Ella affronta i più ponderosi quesiti ch'io creda esistere intorno alle sorti delle società umane.
Allungò la destra e, preso il portafogli, ne trasse fuori lo scartafaccio di Maurilio, il quale, nel vederlo, arrossì fino alle orecchie.
Il Re continuava:
— Ma crede Ella che le soluzioni da Lei proposte, i rimedi da Lei messi innanzi sieno valevoli a far cessare il male? La sua formola suprema, s'io l'ho ben capita è la seguente: migliorare lo stato morale e materiale dei poveri.
Maurilio chinò il capo per esprimere che quello precisamente era il suo concetto.
— Ma questo è l'intendimento e il desiderio di tutti: ed è l'opera che proseguono, con prudenza e secondo le circostanze consentono, i legittimi governi. La democrazia a cui Ella fa appello col suo ingannevole motto di libertà, parola elastica, mal definita sempre e non definibile, appunto perchè traduce un concetto non esatto o non acconcio alla natura umana; la democrazia, dalle leggi agrarie dei Gracchi all'infame terrore della rivoluzione di Francia, non ha mai potuto far nulla in pro appunto di quelle classi che più sono degne d'interessamento e più hanno bisogno di soccorso. Il male pur troppo è una fatalità della esistenza terrena tanto nell'individuo come nelle agglomerazioni sociali, e per queste si traduce nella miseria di parte dei loro componenti. Rimedio assoluto non c'è e non ci può essere; qualche temperamento possono arrecarlo soltanto due virtù che c'insegna la nostra santa fede; la carità e la rassegnazione.
Il Re s'interruppe di nuovo. Tornò ad appoggiare la fronte alla mano e stette colle pupille immobili che con isguardo vago si fissavano nell'ombra, come se vi cercasse ancora idee e parole che più non gli si presentavano.
Maurilio aspettò un istante; ma poi capì che a lui ora toccava parlare. Chiamò a rassegna i suoi pensieri e sentì con ispavento che invece di accorrere fuggivano dalla sua chiama: sentì vuoto, come arido il cervello, si turbò forte, maledisse la sua timidezza, fece uno sforzo violento di volontà che gli raccolse il sangue nel capo e gli suscitò nel cervello un turbinio vertiginoso, aprì le labbra e non ne uscì suono veruno, volle cominciare a parlare e non sapeva che cosa avesse da dire, non riuscì che a balbettare con voce tremola e soffocata:
— Maestà....
Carlo Alberto si riscosse vivamente; si tirò indietro della persona con rapida mossa, come se un subito pericolo gli fosse sorto dinanzi ed egli volesse ripararsene nell'ombra; i suoi occhi dalla luce semispenta e dallo sguardo vago, acquistarono di botto una vivacità concentrata ed una fissità imponente; la sua destra si posò sul bracciuolo del seggiolone ov'egli sedeva, con atto di superba autorevolezza.