Carlo Alberto sviò gli occhi da quelli di Maurilio, chinò la fronte nell'ombra e si tacque. Rimasero ambidue per alcuni minuti in silenzio: poscia il giovane si appoggiò con audace famigliarità alla tavola ed abbassando alquanto la voce, riprese a parlare.
— E di questa guisa si redimerebbe eziandio da ogni influsso straniero l'Italia.
Il Re si scosse leggermente, sollevò un istante le palpebre, ma tornò ad abbassarle senza far motto.
— Simili riforme, continuava Maurilio, compite da V. M. nei proprii Stati, richiederebbero di necessità le uguali nelle altre regioni italiane. Per quanto si faccia a tenerle divise, le parti della Penisola sono oramai, più che materialmente, moralmente unite da un comune concetto che è un comune bisogno. Un progresso in una italica provincia si ripercote in tutte le altre, crea la necessità d'imitarlo in tutti i governi. V. M. facendo del Piemonte un modello di Stato libero e colto alla moderna, trarrà a forza con sè, dietro sè, tutti i Principi e i popoli d'Italia. E allora l'Italia avrà una forza reale e superiore ad opporre all'Austria.
A questo nome Carlo Alberto fece un moto come se volesse interrompere; ma quel moto lasciò a metà e permise il giovane continuasse.
— Non è coll'armi, almeno per ora, e se un miracoloso caso non intravviene, che l'Italia possa mai combattere il suo eterno nemico: bisogna vincerlo colla civiltà. Più delle baionette valgono in questa lotta le idee, e bisogna colla istruzione spargere e fecondare le migliori e più sane idee nel popolo italiano, affine di prepararlo e guidarlo ad una supremazia morale ed intellettuale, la quale si convertirà necessariamente anche in politica ed economica. Conviene che non c'illudiamo sulla vera condizione delle cose. Una nazione non soggiace ad un'altra, se non perchè questa seconda val più della prima intellettualmente e moralmente: e ciò sopratutto nell'evo moderno. Una volta era la sola forza materiale che dava il primato; ora la forza materiale non ha valore se non si rincalza con quella del sapere. Noi Italiani abbiamo il coraggio di dircela questa verità, soggiaciamo a dominio straniero, perchè la razza germanica, un governo rappresentante della quale ci tiene soggetti, è più innanzi di noi nella via del progresso, nell'istruzione, nel lavoro, nel sentimento del dovere, nella moralità. Facciamo di passarle innanzi noi, prepariamo delle generazioni più colte ed oneste, ed avremo procacciata, se non la nostra, la redenzione dei nostri figliuoli. Sarà forse necessaria anche allora una lotta materiale; ma avvenendo questa quando la gara nella coltura sia già vinta, sarà più facile e più sicura la vittoria.
Carlo Alberto rialzò il capo e fece vedere quel suo misterioso sorriso.
— Le sue sono idee generose, ma quanto sieno attuabili conoscerà fra qualche anno, allorchè l'età abbia di meglio maturata la sua mente. Ella è molto giovane, e del quesito così complesso non abbraccia tutte le parti, e della libertà e de' suoi effetti ha concetto non esatto e cui smentiscono le storie. La consiglio a riflettere e studiare, e valersi dei lumi e della molta esperienza di colui che la sua fortuna le volle dare per zio, l'egregio marchese di Baldissero, nostro fedele e benemerito ministro.
Maurilio avrebbe avuto mille cose da rispondere ancora: il suo concetto della libertà avrebbe voluto spiegare e confermare coll'esempio degli Stati Uniti d'America; ma l'accento del Re mostrava che il colloquio doveva finire; si alzò e stette in piedi presso la tavola in mossa rispettosa di attesa. Carlo Alberto prese lo scartafaccio del giovane che gli stava innanzi e glie lo porse.
— Eccole il suo scritto. Lo rinchiuda nel suo scrigno ed aspetti a leggerlo fra cinque o sei anni. Vedrà allora che ben diversi giudizi porterà sulle cose e sugli uomini.