Fece un cenno di capo che era un congedo; e Maurilio, preso con mano sollecita il suo quaderno, s'inchinò ed uscì, il capo confuso e il passo barcollante. Nella camera vicina ritrovò il marchese che lo attendeva. S'avviarono senza dirsi una parola, salirono nella carrozza che stava sul viale, e furono ricondotti al palazzo. Maurilio si teneva il viso nelle mani e respirava con alito affannoso. Il marchese ad un punto discretamente volle mettere il discorso sul colloquio avuto col Re.
— Non so, non so più nulla: rispose con impeto il giovane. Credo che nella mia mente s'è dileguata per un'istante la nebbia. Ora è tornata più cupa ed opaca di prima.
Il Re aveva seguìto col suo sguardo il giovane liberale che partivasi da lui. Ne' suoi occhi c'era un interessamento benevolo. Quando fu solo, s'alzò e si mise a passeggiare lentamente, con passo che pareva quasi guardingo, sul tappeto della camera.
— Gioventù, gioventù! mormorava egli fra se stesso. Credono poter da un giorno all'altro cambiar faccia al mondo. Quelle riforme sarebbero la negazione del Governo: sarebbero il suicidio della monarchia. Riforme!... E l'Austria me ne lascierebbe compire?... Ha ragione. Bisogna rendersi superiori d'animo e di mente ai Tedeschi: ed è appunto quello che Vienna non permetterà mai.
S'accostò al camino, posò il gomito alla tavola di marmo e chinando la sua alta persona, guardò il fuoco, come se in quella fiamma ed in quelle braci gli apparissero chi sa quali visioni.
E strane visioni gli si spiegavano veramente dinanzi. Vide campi biondi per messi abbondanti, e lieti villici lavorare allegramente cantando; vide officine piene del gaio tumulto del lavoro, e magazzini riboccanti di merci, e battelli a vapore sul mare, e treni di ferrovie per terra spargere in ogni dove prodotti e ricchezza; vide città e villaggi puliti, ordinati, tranquilli, e scuole piene di giovani e di bambini, e chiese piene di fedeli; vide un popolo, onesto, laborioso, agiato e in mezzo un uomo dalle sembianze modeste passare con un sorriso paterno, accompagnato dalle benedizioni di tutti: ed una voce gli pronunziava all'orecchio le seguenti parole: «la gloria di Washington.»
Poi un'altra visione succedeva. Erano campi di guerra in cui dominava la strage. Tutto un popolo che sorgeva infiammato da patrio fervore ed accorreva in armi sotto una bandiera in cui splendeva una bianca croce, quella di Savoia; schiere di prodi che si precipitavano impetuosi contro le fitte falangi, contro i baluardi del nemico oppressore; una pioggia di palle, una tempesta di fuoco, un orribile avvolgimento di morte, e in mezzo a questo turbinio spaventoso un uomo più alto di tutti, a capo di tutti, che, la spada imbrandita, il coraggio negli sguardi, si slanciava dove più forte il pericolo a strappar la vittoria; e un lungo, sonorissimo plauso d'esercito e di popoli, e un'eco imperitura nelle pagine degli annali umani.
— O l'una o l'altra di queste glorie; si disse con un'interna concitazione cui non nascondeva compiutamente la freddezza abituale delle sue sembianze.
Alla sua fantasia di re guerriero, discendente da principi guerrieri, sorrideva maggiormente la gloria del guerriero. Un altro pensiero venne a farlo sorridere a quel suo modo misterioso. Oh vedere umiliata dalla sconfitta l'Austria, che lui aveva umiliato coll'oltraggio ed umiliava tuttavia col sospetto!
— O l'una o l'altra di tali glorie, ripetè; e perchè non tuttedue?