— A me la non mi pare una figura affatto nuova, ma non saprei dire dove l'abbia vista.

— Madonna Santa della Consolata! Così giovane e così bella, e fare una simil fine. Che cos'è di noi se il Signore ci toglie di capo la sua santa mano!

Qualcheduno finalmente di quelli che erano in prima fila si mosse e partì: avvenne un movimento generale di tutta quella piccola massa di gente, e Gian-Luigi potè profittarne per ispingersi avanti. Giunse quasi a toccare il cancello di ferro, fra il capo di due altri curiosi potè insinuarsi il suo sguardo. Era assai tempo che una emozione come quella che sentì in quel punto non aveva scossi i suoi nervi d'acciaio. Vide il cadavere giacente della donna. La riconobbe di subito, e non c'era da esitare, tanto n'erano poco alterati i tratti. Era Ester.

Ella giaceva come persona addormentata, il capo volto un poco dalla parte degli spettatori. Le sue treccie disciolte, gravi per l'acqua ond'erano ancora impregnate, le cadevano sul petto: giallognolo era il pallore della sua carnagione bruna, sì che l'avreste detta una statua d'avorio ingiallita dal tempo. I suoi lineamenti avevano in realtà una severa espressione che non era di collera ma di potente rampogna, d'inesorabile accusa. Era contro il destino, era contro la malvagità degli uomini ond'era stata tratta a quel passo crudele, che s'era ribellato, adontato l'ultimo pensiero della morente sì da imprimere sul volto di lei un tal segno d'implacabile rancore? Gian-Luigi sapeva che cosa crederne; e in faccia a quel cadavere provò un turbamento, qual forse non aveva ancora provato mai, egli che aveva soggiogata al suo perfido volere ogni sensibilità dell'anima. Sentì quasi un'emozione di paura, gli parve che quelle palpebre abbassate e circondate da un livido cerchio dovessero sollevarsi e lanciargli di mezzo alle lunghe ciglia uno sguardo di tremendo sdegno; gli parve che, alla sua presenza, al suo accostarsi, quel cadavere avrebbe dovuto riscuotersi e da quelle labbra violacee uscire una terribil parola.

Qual è mai questo strano effetto della morte che sopra ogni individuo pone un suggello di solenne autorità onde l'animo anche dei più arditi riman sovraccolto? Se quell'audace giovane si fosse trovato innanzi alla persona viva di quella infelice, ch'egli aveva empiamente sacrificata alla sua scellerata passione, non la menoma soggezione, non il menomo turbamento avrebbe pur tocco il suo animo; avrebbe egli freddamente ascoltato ogni rimprovero, sarebbe rimasto incommosso ad ogni lamento, ad ogni lagrima, ad ogni più disperata parola, ad ogni più disperata esplosione di dolore, di furore, di minaccia, avrebbe risposto col silenzio, o colla collera, o collo scherno fors'anco. Invece, innanzi a quel cadavere la sua anima quasi tremava, e il suo sguardo rifuggiva da quella vista, poco meno che timoroso. Non era quello un implicito riconoscimento che oltre quella materia ora inanimata sopravviveva pure ancora alcuna cosa di quella Ester che lo aveva amato, che s'era sacrificata per lui, che in causa di lui era stata tratta a quel fine fatale? E questo non so che d'immateriale, di cui il seduttore non aveva avuto la menoma soggezione durante la sua vita corporea, ora, sciolto dalla sua servitù al corpo, aveva acquistato un'autorità, una maggioranza che ne imponeva a colui che aveva perduto quell'anima, colui che il destino, una giustizia superiore forse aveva tratto innanzi a quel cadavere. Gian-Luigi subiva questa influenza per istinto, senza rendersene conto; egli il quale non credeva che alla materia, egli che, allevato da un ateo materialista, non vedeva nell'universo che leggi materiali, eterne, allo infuori d'ogni volontà e d'ogni intelligenza di qualsiasi ente superiore, non vedeva nell'uomo che un organismo cui scioglie e distrugge per sempre la morte.

Un popolano che stava in prima fila de' curiosi, presso il cancello di ferro, sentì il fremito d'una delle persone che il premer della folla di dietro gli pigiava addosso; si volse, vide la faccia autorevole, le sopracciglia aggrottate, lo sguardo imponente di un uomo signorilmente vestito, e per quella deferenza che è insita in chi si sa umile, povero e nullo, e subisce l'influsso delle apparenze del potere e della ricchezza, si trasse in là e lasciò rispettosamente luogo. Il medichino si trovò egli a contatto del cancello di ferro, e ne abbrancò colla sua mano elegantemente inguantata una sbarra.

— È dessa, è proprio dessa: si diceva egli con una contrarietà quasi rabbiosa della propria impotenza. La è morta e non c'è rimedio... Non v'è Dio nè diavolo che potrebbe far rivivere quelle forme, che potrebbe riaggiustare quella macchina infranta... Disgraziata!... Io avrei pur trovato modo di salvarla!

Egli l'avrebbe fatta sottrarsi in qualche riposto luogo all'ira del padre, al disprezzo della gente; colà quella passione che nell'infelice non era ancora estinta per lui avrebbe conservato ai desiderii della sua ardente natura quella giovanile bellezza pur tanta. Qualche cosa come un desiderio, che era un'empietà innanzi alla rigidezza di quel cadavere, sorse nel pensiero scellerato di quell'uomo reo di ogni colpa. La memoria nella sua fantasia venne a dare alle forme di quella povera morta le sembianze della vita rigogliosa, con tutta l'ardenza del sangue giovanile che aveva conosciuta in lei. Rivide quelle braccia, ora abbandonate, levarsi e con nodo tenace e soavissimo avvincergli il collo; rivide quel candido petto anelante premersi contro il suo da fargliene sentire il palpito; rivide lo sguardo pieno di fiamme; quasi risentì sulla bocca il bacio ardente di quelle labbra ora allividite e contratte dall'agonia suprema della morte.

In quel momento, per rifare di quella morta l'Ester che era stata poco tempo innanzi, Gian-Luigi avrebbe dato non so che. Strinse quasi convulsamente colle mani le barre di ferro a cui si appoggiava, e chinò il capo verso il cadavere, quasi volesse, quasi sperasse potere, col suo, soffiare in esso di nuovo l'alito della vita; ma ad un tratto, come un ghigno mefistofelico, guizzò tra i suoi pensieri.

— Stolto: si disse; mi sarei sopraccaricato d'un imbarazzo che mi avrebbe impacciato nelle mie faccende fin troppo, e che non avrebbe tardato a non darmi più che fastidii e noia: la poverina, per mio vantaggio, fu bene ispirata. I morti non tornano più, non imbarazzano più nessuno, non fan più male di sorta.