Egli si sbagliava: la morte d'Ester doveva concorrere ancor essa alla perdita di lui, oramai decisa dalla giustizia di Dio.
Mentre Gian-Luigi, tornato in tutta l'empia freddezza del suo spirito, fattosi quel ragionamento per cui conchiudeva che la morte di Ester era una sua ventura, stava per ritirarsi di là, avvenne un movimento nella folla, che gl'impedì di aprirvisi il passo.
Un povero vecchio, vestito di miserissimi panni, faceva ogni sforzo per ispingersi innanzi verso la cancellata, e siccome deboli aveva le forze, e un tremito ne scuoteva le membra, così da non poter avanzare in nessun modo in mezzo alla folla, egli si era messo a supplicare con voce piagnucolosa e rotta dall'affanno:
— Per carità, mi lascino passare... Mi dicono che la è una giovane... Io ho perduta mia figlia... Mi lascino vedere se la è mia figlia.
Il medichino riconobbe la voce fioca e l'accento nasale di Macobaro. Tanto più avrebbe voluto affrettarsi a partire; ma il movimento fatto dagli astanti per dar passo al vecchio, e poi quello di curioso interesse che li faceva restringersi intorno al padre della morta, per assistere alla scena che stava per aver luogo, impedirono affatto a Gian-Luigi di allontanarsi. Il rigattiere ebreo giunse alla cancellata, e s'aggrappò ancor egli colle scarne mani tremanti alle sbarre di ferro. I suoi luridi panni frusti e sporchi toccavano l'elegante pastrano di Gian-Luigi; ma egli non vedeva nessuno, non poteva veder null'altro che quel cadavere di donna che gli stava disteso dinanzi.
Lo guardò per un poco, fiso, in silenzio, immobile, senza trarre quasi neppure il fiato. Pareva che stentasse a riconoscerlo, che non volesse prestar fede all'evidenza, che credesse quella non altro che un'illusione ed aspettasse vedersela dileguata. Ma ad un tratto mandò un grido che si poteva dire un urlo.
— Mia figlia! Mia figlia! esclamò egli tendendo le braccia traverso le sbarre, come se la volesse afferrare, e prendersela e seco portarsela: è mia figlia.
Ogni traccia di quell'odio che ultimamente aveva improvviso concepito per la colpevole, ogni sdegno contro di lei, sparì di botto nel misero padre, per lasciar rivivere in tutta la sua forza quel primitivo amore ch'egli sentiva per essa, quasi uguale a quello che aveva pel suo tesoro. Ricordò ancor egli di colpo, e tutto ad un tratto, il passato di quella infelice: quando era bambina, quando accoglieva con un sì bel sorriso il padre al suo ritorno in casa, quando gli dava il bacio della sera ed il saluto del mattino; quando vivevano sì lietamente in quell'oscuro quartieretto che la bellezza di lei illuminava. E tutto ciò era cambiato poichè un infame era venuto a cacciarsi in mezzo a loro. Ricordò la mestizia sopraggiunta in Ester; poi tutte le scene tremende che erano succedute; per ultimo la tremenda maledizione con cui egli aveva flagellata la figliuola, quando il caso glie l'aveva fatta ritrovare fuggitiva nell'oscurità vespertina della strada. Si percotè coi pugni chiusi la fronte; si strappò i capelli grigiastri che gli pendevano alle tempia.
— Eterno Iddio! esclamò: perchè hai tu dato ascolto alla maledizione d'un padre?... Disgraziato! Disgraziato!... Sono io che l'ho uccisa... Io, ed un altro!... Un altro! soggiunse con accento d'odio infinito levando al cielo i pugni stretti e gli sguardi infiammati.
Un istinto parve avvertirlo in quella che l'altro di cui parlava era lì, al suo fianco, sì da toccarsi, e che Dio li aveva voluti appunto raccogliere insieme innanzi al cadavere della loro vittima. Si volse di scatto e i suoi occhi che brillavano ferocemente in fondo alle sue occhiaie infossate, s'incontrarono nelle pupille fieramente corrusche di Gian-Luigi.