— E quando vi furono essi restituiti que' diamanti? La domenica o il lunedì?
— Il lunedì.
Un piccol fremito contrasse i muscoli della faccia del conte, e le sua guancie impallidirono leggermente.
— Ah! fece egli: il lunedì.
Tacque un istante: guardava la donna con espressione indefinibile di compassione insieme e di dispetto, di rampogna e di dolore: pareva che a significare i suoi pensieri, i suoi dubbi, le sue paure non trovasse parole, e non osasse neppure avventurarsi a cercarle. Candida si sentiva afferrare da una soggezione affatto nuova, quasi da una timidezza e da una vergogna.
Dopo un poco il conte parlò e con accento di gravità, quale non gli aveva mai sentito la moglie.
— Forse a farvi dei rimproveri ci ho poco diritto, e nei vostri errori ci ho la mia buona parte di torti. Alle prime osservazioni ch'io tentassi di porvi innanzi intorno alla vostra condotta, voi potreste rinfacciarmi il mio passato e la mia, ed invocare quel patto mezzo tacito e mezzo espresso, per cui avete ricompra la vostra assoluta libertà col sacrifizio delle vostre sostanze. Mi merito questa poco bella condizione in cui mi trovo a vostro riguardo, e non cercherò più di uscirne; è troppo tardi; quindi non una parola vi dirò delle vostre galanterie, nulla neppure se avete anche l'assurdità di sciupare da parte vostra i vostri capitali; ma finchè avete l'onore di portare il nome della mia famiglia, finchè vivrò, m'incombe l'obbligo di vegliare a che questo nome non venga compromesso e macchiato. La vostra relazione con colui ch'io non voglio nominare, minaccia trascinarvi, minaccia trascinare il nostro nome in funeste — dirò la parola — in infami pubblicità. Ciò non posso tollerare, ciò dovete evitare ad ogni modo voi stessa. Non credo per ora dovermi spiegare più chiaramente. Le cose che dovrei dire mi brucierebbero le labbra. Ma pensateci voi medesima. Domandatevi come e di che viva quel.... quell'individuo, e conchiudete se possa dirsi onorevole la sorgente di quei denari che spende. Non vi do ordini, non v'impongo sollecite determinazioni; mi prendo solamente la libertà di rivolgervi un consiglio: sarebbe assai bene che quel cotale cessaste addirittura di vederlo. Quanto a questo palazzo, siccome qui sono io il padrone, e ci ho il diritto di escluderne chi voglio, do ordine immantinente che quando si presenti gli si dica chiaro che queste soglie non sono più fatte per lui, e se vuol saperne la ragione, gli farò l'onore d'ammetterlo un momento alla mia presenza per dirgliela sulla faccia io stesso.
Il conte uscì senz'aspettare risposta. Candida rimase atterrata, confusa e perplessa. Sentiva, anche suo malgrado, una certa vergogna dei fatti suoi: non aveva di certo capito tutto il significato delle parole del marito, la sua mente non era andata fino a quel punto estremo a cui pure esse direttamente miravano, ma pure sentiva che in quella sua disgraziata passione c'era oramai più che una colpa un degradamento. E tuttavia essa non aveva il coraggio di strapparsela dall'anima: e il solo pensiero che potesse avvenire ciò che le aveva consigliato il conte, di non veder più il suo amante, erale dolorosissimo. In mezzo a questo suo turbamento sorgeva e veniva via aumentando una irritazione collerica, un vivace risentimento contro il marito che le aveva dette quelle parole, contro l'amante che se le meritava, contro se stessa. Bisognava risolversi a qualche cosa. Scrisse il bigliettino che sappiamo a Luigi, perchè si trovasse al convegno; ed all'ora posta fu con lui.
Le parole dettele dal marito ella non seppe ripetere esattamente all'amante, ned avrebbe pur voluto; e dalla narrazione da lei fatta risultò solamente che il conte aveva appreso l'oppignorazione fatta dei diamanti a benefizio di Gian-Luigi, la decisa volontà nel conte medesimo di voler impedire il rinnovamento di simili fatti, e la determinazione da lui presa di mettere alla porta di sua casa il signor Quercia e di dirglielo egli stesso sul muso.
Gian-Luigi stette un poco in silenzio, le mascelle contratte morsicchiando i suoi baffetti neri che le dita quasi tremanti avevano abbassati fra i denti, scolpita in mezzo della fronte con solco profondo la sua ruga caratteristica.