— Per servirla; rispose.

— Sarei curioso di sapere in quale Università ha presa la sua laurea di medicina.

— La curiosità è una dote del suo mestiere, ma non credo che sia un obbligo dei cittadini il soddisfarla.

— È un obbligo molte volte cui impone la giustizia. Parecchi anni sono c'era nell'Università di Torino uno studente di medicina che aveva molta rassomiglianza con Lei; ma frequentava più le bische, i bigliardi, i convegni di certe donne, eccetera, che non le lezioni dei professori; e non avvenne mai che questo cotale prendesse la laurea. Sparì un bel dì carico di debiti, e si ha forti dubbi che poi ricomparisse con altro nome, dandosi addirittura per medico e sfoggiando una ricchezza che nessuno sa com'egli si fosse guadagnata — o si guadagni.

Gian-Luigi appressò la sua seggiola alla scrivania ed a questa appoggiò il gomito con mossa piena di grazia e di eleganza; poi, battendo una marcia sul mobile colle dita bianchissime della destra che aveva sguantata, prendendo un tono di libera domestichezza, ma non scevro d'una certa superiorità, domandò:

— Parli chiaro, sor Commissario. È questa una specie d'interrogatorio che la mi dirige?

— E se lo fosse, signor dottore, che la risponderebbe?

— Risponderei la verità. Quello studente ed io siamo una persona sola. S'io non ho la laurea di medico, non n'esercito neppure la professione, ed è innocente inganno quello di prendere un titolo vano che l'uso suol dare di subito a chi intraprende una di simili carriere. Lo studente di leggi è salutato fin dal primo anno col titolo di avvocato, e lo studente di medicina con quello di dottore. Quanto alle mie ricchezze, dove mi se ne chiedesse l'origine, ad uno qualunque, direi che gli è un impertinente, e saprei dargliene anche la meritata lezione; ad un'autorità, come sarebbe Ella, quando credesse per una ragione qualunque di suo ufficio dover entrare in questi che sono individuali segreti, avrei buono in mano da provare la legittimità della provenienza di tutto ciò che possedo.

— Ebbene, signor dottore o non dottore; proruppe con una specie d'impazienza il Commissario; quell'autorità le sta dinanzi, e il momento di dar questa prova è venuto.

Quercia si trasse indietro levando il capo e drizzando il collo in una mossa piena di superbia.