Questi rispose con quell'accento scherzosamente leggiero che pareva aver adottato per tono della conversazione:

— La lo può sapere di sicuro, perchè son venuto apposta per dirglielo.

Raccontò la favola dell'aggressione notturna, quale l'aveva narrata al padre di Francesco, e diede dei suoi aggressori i connotati che corrispondevano precisamente a quelli di Graffigna e Stracciaferro. Tofi lo aveva ascoltato, guardandolo sempre con quella fissità che era fatta per turbare anche un innocente; e Quercia non se n'era menomamente lasciato turbare.

— Bene: disse il Commissario con ironia; Ella mi ha dipinto a meraviglia due malfattori che dovettero prender parte all'assassinio dell'usuraio Nariccia; ce ne manca soltanto uno, poichè abbiamo la certezza che a compire quell'orrendo delitto erano in tre. Saprebbe dirmi qualche cosa anche del terzo?

Gian-Luigi lo guardò come uomo che non comprende, e che non si cura dare importanza agli indovinelli cui piaccia al suo interlocutore affacciargli.

— Credo, rispose con disdegnosa leggerezza, che non sia mio còmpito, ma il suo, quello di rintracciare questa razza di gente.

— E lo rintracceremo, e lo troveremo: disse lento e spiccatamente il Commissario chinandosi alquanto verso Gian-Luigi e guardandolo più fiso ancora di prima.

Quercia non ebbe la menoma contrazione dei muscoli della faccia, nè il menomo batter di ciglia.

— Lei è medico? domandò bruscamente a un tratto il signor Tofi.

Gian-Luigi s'inchinò con una ironica ma elegante cortesia.