— Sor Commissario, diss'egli colla sua voce vibrante e l'accento fiero d'un padrone sdegnato, la sa che non mi tocca fare anticamera nemmeno dal Governatore, nemmeno dal signor Ministro?

Tofi alzò gli occhi sul giovane e lo saettò d'uno sguardo acuto, incisivo, penetrante di sotto l'arco sporgente delle sue folte sopracciglia. Luigi sentì da quell'occhiata come un urto nel cervello e nel petto: gli fu necessario usare tutta la sua forza, tutta la padronanza che aveva su se stesso per frenare un sussulto; ma le sembianze non ne lasciarono scorger nulla. Conobbe di botto che aveva un fiero lottatore di fronte; ma non si sentì impari allo scontro. Rispose con uno sguardo più superbamente sdegnoso che mai.

Il Commissario se ne intendeva di forza d'animo e d'espressione di fisionomia.

— Ecco una stupenda figura, pensò, tenendo fisi sul volto del giovane i suoi occhi, che però cessarono di avere l'aggressività di prima. Questo individuo non deve far nulla di mediocre. Se ha posto il piede nella via della scelleratezza ci andrà — ci sarà andato — più innanzi d'ogni altro.

Sentì una specie, non dirò di rispetto, ma di riguardo verso quella forza di tempra che vide rivelarglisi, che indovinò ancora più. Avvezzo a rispettare ogni superiorità sociale, riconobbe e quasi accettò quella superiorità di volere e di pensiero che aveva dinanzi. Laonde nella sua risposta non ci fu tutta quella insolente asprezza che altri si sarebbe potuto aspettare. Sedeva egli alla sua scrivania, al piano della quale appoggiava il gomito sostenendo colla mano la sua faccia pelata di color ulivigno, che teneva rivolta verso il giovane in piedi pochi passi da lui distante, e senza punto muoversi, disse lentamente:

— Se S. E. il governatore e S. E. il ministro non le fanno fare anticamera, gli è perchè andrà da loro in momenti in cui non ci hanno nulla da fare. Io, che non ne ho punto di questi momenti, non posso trascurare il servizio del Re per far piacere a questo ed a quello. Ha capito?

Sulla faccia di Quercia parvero lottare un sentimento d'irritazione e un altro di cedevolezza (ed era questa in lui tutta arte sopraffine da comico): dopo un poco la diede vinta a quest'ultimo, fece uno de' suoi incantevoli sorrisi che significava apertamente: «Siete un originale, e conviene prendervi come siete;» e disse con accento scherzoso:

— Ho capito benissimo.

Siccome lo sguardo acuto di Tofi si levava al cappello che il giovane teneva ancora in testa, ed essendo in casa altrui era dovere levarselo, Gian-Luigi se lo tolse sbadatamente; come compiendo un atto abituale, senza darci importanza, e lo gettò sul forzierino lì presso: poi senza aspettare l'invito di sedere che il Commissario non pareva disposto a fargli, prese una seggiola e venne ad assettarsi ad un passo di distanza dalla scrivania.

— Posso sapere che cosa mi vale questa sua visita? domandò allora con accento burbero il signor Tofi che non aveva mai tolto il suo sguardo dal giovane.