Quercia stette un momento a riflettere se gli convenisse meglio ricorrere ai mezzi violenti per rompere quell'inaspettata opposizione della vecchia, oppure agli amorevoli. Si decise per questi ultimi. Prese ambedue le mani di Margherita, le strinse nelle sue, e disse con quello sguardo ammaliatore e con quella sua voce soave che erano tutta una seduzione:
— Sentite, mia buona e cara madre. Si tratta per me di tutto il mio destino, di onore o disonore, di vita o morte. Ho confidato in voi: vorreste ora mancarmi? Quando mi vedeste assolutamente perduto, che rimorso non sarebbe il vostro, dicendovi: «io poteva con una mia parola salvarlo, e nol feci!» L'anima si salva facendo opere buone: e qual opera migliore, quale più doverosa per una madre — e voi siete una vera madre per me — che quella di togliere alla rovina, all'onta, alla disperazione suo figlio?
La donna vacillava; non era la forza degli argomenti usati da Gian-Luigi che la sommovesse: ella era in quel momento così turbata, che appena se capiva le parole di lui; era la voce, era lo sguardo del giovane che le penetravano così dolcemente e potentemente nell'anima: era il suo sterminato affetto che la dominava e stava per superare ogni contraria ragione.
— Mi consulterò con Don Venanzio: diss'ella timidamente.
— No; proruppe con vivacità il giovane. Con nessuno conviene che vi consultiate, e meno con lui che con altri. Ah! non avrei aspettato in voi tanta esitazione, sì poco amore!....
La misera a questo rimprovero crudelmente ingiusto non rispose che con un gemito e con uno sguardo; ma e lo sguardo e il gemito dicevano di molte cose, per cui Gian-Luigi avrebbe avuto da arrossire e gettarsele in ginocchio dinanzi a domandarle perdono. Egli mostrò non aver pure avvertito quella muta, eloquente protesta, e continuò nel suo dire, e tanto seppe colle melate parole e colle preghiere circonvenire l'animo di quella povera donna che ne ebbe ottenuta solenne promessa, ella farebbe tutto a senno di lui, non si ritrarrebbe innanzi al falso giuramento, non farebbe parola di nulla al parroco.
Gian-Luigi uscì per recarsi da Don Venanzio: Margherita disse che sarebbe andata a ritrovarlo colà fra poco tempo per vederlo ancora, per rimanere ancora un po' di tempo prima ch'egli ripartisse; ora la infelice aveva bisogno di esser sola. Il giovane nell'abbandonar la capanna le fece la grazia di abbracciarla; e poi si allontanò col suo passo franco, l'aspetto allegro e sicuro, lo sguardo vivace e dominatore; e nessuno avrebbe detto che gravi cure lo travagliavano e più grave pericolo incombeva sul suo capo.
Margherita, appena fu uscito il figliuolo, cadde in ginocchio sul freddo pavimento della sua miserabile capanna, e serrando le mani in atto di fervente preghiera, esclamò:
— Dio mio! Dio mio! Ho fatto tanti sacrifizi per quel ragazzo; ed avessi anche da far questo? Risparmiatemi voi, Santa Vergine dei dolori; risparmiatemi questo peccataccio mortale..... Che se sarà necessario, dopo avergli sacrificato la mia vita terrena..... ebbene, gli sacrificherò anche l'anima.
Gian-Luigi con Don Venanzio e Maurilio fu del più libero e lieto umore del mondo, tanto che riuscì perfino a dissipare alquanto le nubi che erano raccolte sulla fronte del suo compagno d'infanzia: disse che per quella volta non aveva potuto procurarsi il piacere d'una più lunga dimora al villaggio, ma che sarebbe tornato prossimamente e per rimanervi alcuni giorni. Fu ameno, amorevole, piacevolissimo come sapeva essere quando volesse. Margherita sopraggiunse: ma una mestizia di cui Don Venanzio non sapeva darsi ragione offuscava in lei la gioia di rivedere il figliuolo: essa lo guardava fiso, fiso, in silenzio, alcuna volta le lagrime venivanle agli occhi. Quando però il giovane partì, ella seppe rattenere il pianto.