— Ricordatevi: le susurrò Gian-Luigi all'orecchio, dandole l'ultimo abbraccio.
Ella rispose con un cenno affermativo del capo.
— Che cosa avete? domandò il parroco alla vecchia, quando il giovane fu partito. Mi par di scorgere in voi la mostra d'un nuovo dolore.
— Nulla, nulla: rispose sollecitamente la poveretta, e s'affrettò ad allontanarsi.
Gian-Luigi, tornato a Torino, trovò a casa sua un altro bigliettino di quel suo anonimo avvisatore; non v'erano scritte che queste parole:
«Affrettatevi. I sospetti crescono. Si tende una rete intorno a voi. Il conte L. fu pregato di un abboccamento dal Direttore generale della Polizia.»
Quercia stette un istante con questo biglietto in mano, le sopracciglia aggrottate, la sua ruga caratteristica incavata sulla fronte; poi si riscosse, e stracciando a minuti pezzi la carta che poi gettò ancora sul fuoco, disse fra sè:
— Mi affretterò... Il conte poi, ne sono sicuro, non dirà nulla che mi possa pregiudicare.
CAPITOLO XVI.
Era il vero che il conte Langosco di Staffarda aveva ricevuto dal generale Barranchi un biglietto con cui lo pregava a recarsi da lui in quell'ora e in quel momento che gli fosse più comodo.