La determinazione di scrivere questo biglietto il Comandante dei Carabinieri l'aveva presa dopo un colloquio avuto col signor commissario Tofi; e per esporre tutto per ordine ciò che avvenne e le cagioni di questi abboccamenti, torniamo indietro un momento, a quel punto, in cui partitisi ambedue da quel funesto luogo in cui si esponevano i cadaveri degli sconosciuti e dove s'erano incontrati innanzi alla salma di Ester annegatasi, il medichino e Macobaro s'erano recati, il primo a casa sua, il secondo nel riposto quartierino dove Barnaba stava guarendo dalla ferita avuta dallo stile di Graffigna.

Entriamo anche noi in quella piccola, modesta e oscura stanza, dove giaceva il poliziotto.

Come già fu accennato, il miglioramento della sua salute era tale ch'egli già poteva starsene seduto sul letto, le spalle appoggiate ai cuscini. Più che l'arte del medico, più che i farmaci dello speziale, ad affrettare la guarigione del ferito erano la forza, la tenacità, il meraviglioso vigore del suo volere costante e fisso in un pensiero solo. Le guancie aveva pallidissime, e il volto, già magro abitualmente, in quei pochi giorni di malattia eragli diventato così scarno e macilento che più non potrebbe un tisico nell'ultimo periodo del suo male; ma gli occhi, che dapprima aveva sempre per ordinario come velati da una nube, ora brillavano di un nuovo splendore che pareva ed era in vero il riflesso del fuoco interiore d'una passione che vegliava continua, e cui nulla avrebbe deviata dal camminare verso il suo appagamento.

Accanto al letto, quasi accoccolato sopra un basso sgabello, i gomiti puntati sulle grosse ginocchia e la testaccia arruffata nascosta nelle mani che parevano quelle di un gigante, stava Meo, il quale era mutato ancor egli d'assai da quello che appariva nella taverna di mastro Pelone, ed avreste detto esser malato eziandio. E lo era diffatti; aveva un male che si poteva paragonare a quello della nostalgia; e n'era cagione il non aver più visto da parecchi giorni, che a lui parevano tantissimi, la faccia grassotta, rubiconda, rubesta, e gli occhi assassini della Maddalena.

Meditavano tuttedue; Meo ad un punto avea rotto il silenzio facendo questa domanda:

— Se io andassi a vederla solamente un minuto, che male ci sarebbe?

Barnaba era così affondato ne' proprii pensamenti che non gli diede retta.

Meo ripetè la sua interrogazione. Il giacente udì, ma non comprese, e vedendo la grossa faccia del giovinastro volta verso di lui con ansiosa aspettazione gli domandò che cosa avesse detto.

— Dico che non ci potrebbe esser punto male s'io andassi a vederla un minuto. Proprio solamente tanto da vederla. Ho bisogno di vederla io quella donna.

Barnaba ebbe un lieve fremito nelle sue fibre. In mezzo alle tante, varie, molteplici, aggrovigliate fantasticherie della sua mente compariva anche per lui un'immagine di donna: degli occhi ora chiari e sereni, ora scuri e torbidi, delle labbra carnose color di sangue, delle chiome fulve, una persona di forme voluttuosamente procaci.